Cosa fare 3 giorni nel cuore dell’Abruzzo tra borghi e laghi: Scanno, Pescocostanzo, Sulmona e Rocca Calascio.

Se andate in Abruzzo non limitatevi a visitare esclusivamente la Costa dei Trabocchi, che è incantevole ed offre tante attrazioni, ma visitate anche l’interno.

Avrete solo l’imbarazzo della scelta fra i tanti parchi, monti, laghi, eremi e borghi incantevoli che vi si trovano.

Avendo a disposizione appena tre giorni noi abbiamo deciso di visitare il paese di Scanno, reso famoso dal suo lago a forma di cuore e i dintorni. 

Partendo dalla costa ci siamo addentrati verso Scanno, percorrendo la strada più lunga, ma più panoramica.

Scanno è situato fra il Parco Nazionale della Majella e il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, all’interno della Valle del Sagittario.

Il consiglio è quello di prendere la strada che passa da Fara di San Martino e Palena per arrivare al rinomato borgo di Pescocostanzo all’interno del Parco della Majella.

Se Fara di San Martino può essere considerata la capitale della pasta – qui infatti si trovano gli stabilimenti del pastificio “De Cecco” – e vantare uno dei monasteri più suggestivi della zona – quello di San Martino in Valle –, a Palena si possono ammirare il Castello Ducale e l’Eremo della Madonna dell’Altare, nonché visitare il Museo dell’Orso Marsicano.

Avendo tempo, tanti altri paesini attraggono la nostra attenzione, ma la nostra principale meta, prima di arrivare a Scanno, è l’incantevole borgo di Pescocostanzo, fra i più rinomati della zona, anche per la cura con cui gli abitanti si occupano dei balconi, delle scalinate delle loro case, nonché dei luoghi pubblici.

 

Se Pescocostanzo mi è piaciuto, devo ammettere che è il paesaggio che lo circonda a lasciare senza fiato.

Per arrivarvi, attraversiamo l’altopiano delle cinque miglia, un’enorme area a pascolo, senza alberi, attraversata da una lunga strada diritta che rimanda alle immagini di quei film ambientati nel cuore degli Stati Uniti.

Pescocostanzo è un borgo della Majella, che affaccia sui pascoli dell’altopiano del Quarto Grande, situato ad est di quello delle Cinque Miglia, frequentato dai turisti anche in inverno per la vicinanza agli impianti sciistici.

Qui ho visto una delle chiese più belle d’Abruzzo, la Collegiata di Santa Maria del Colle, con il suo bellissimo soffitto ligneo a cassettoni, le sue cinque navate, il pulpito con intarsi dorati e l’altare decorato con pietre colorate. 

La sensazione è quella di entrare in un palazzo, più che in una chiesa, grazie all’eleganza della struttura.

Dalla sua scalinata si domina il borgo e lo sguardo arriva in fondo alla strada principale, che termina nella piazza delimitata dal palazzo del municipio con la sua torre dell’orologio ed al centro una fontana.

 

Sul lato opposto della piazza un lungo edificio rosa ospita la sede del Museo del Merletto.

Dal lato est della piazza si sale poi al primo insediamento del borgo, vicino ad una chiesetta, dove c’è un punto panoramico eccezionale sulla vallata ed i monti circostanti. 

Fra le tante botteghe artigiane veniamo attirati da un negozio che espone sciarpe, guanti e berretti in lana fatti a mano…i prezzi non sono certo a buon mercato e per questo motivo devo accontentarmi di acquistare due berretti anziché due sciarpe per fare un regalo alle mie figlie.

La signora del negozio è gentilissima e quando apprende che ci stiamo dirigendo verso Scanno, ci consiglia di passare da Barrea e il suo lago, anziché da Sulmona, perché la strada è più panoramica.

 

Decidiamo di seguire il suo suggerimento e percorriamo la strada che passa attraverso il Parco Nazionale D’Abruzzo, Lazio e Molise arrivando a Barrea proprio all’ora di pranzo. 

Quello di Barrea è un lago artificiale, creato nel 1950, in seguito allo sbarramento del fiume Sangro, e Barrea è uno dei tre paesi che vi si affacciano insieme a Villetta Barrea e Alfadena.

La nostra visita di Barrea è breve, ma ci consente di ammirare il paese che si affaccia sul lago e le spiaggette dove i turisti prendono il sole e si immergono, nonché le numerose balconate e belvedere che qui si trovano, non solo dalla parte del lago, ma anche da quella delle montagne, senza dimenticare le gole del Sangro.

Case e palazzi in pietra, viuzze strette e scoscese, caratterizzano questo borgo medievale.

Noi sostiamo sulle panchine poste su una balconata che affaccia sul lago, mangiando una schiacciata con la mortadella.

 

Riprendiamo il viaggio attraverso paesaggi davvero speciali e incontaminati, dove troviamo il Centro Visita dei Daini e la Riserva Naturale Orientata del Feudo Intramonti e Colle di Licco, in cui ancora vivono l’orso marsicano, il lupo dell’Appennino, il gatto selvatico, il camoscio d’Abruzzo e l’aquila reale

Finalmente, dopo aver raggiunto il punto più alto, cominciamo a scendere in lunghe e strette curve fino al paesino di Scanno, reso famoso dal suo lago a forma di cuore.

Cominciamo subito a sfatare un primo mito, il lago di Scanno non ha affatto una forma a cuore, ma può assumerla se lo si vede dall’alto ed in determinate posizioni. 

Così come in realtà il paese di Scanno non affaccia sul lago, ma questo è addirittura più vicino ad un altro paese:  Villalago.

Quest’ultimo luogo è la meta del nostro viaggio, dove è sito il bed & breakfast “La tana dell’Orso” che ci ospiterà per due notti.

Sabrina, la proprietaria, ci fornisce preziose informazioni su Villalago e dintorni, raccontandoci che lo scorso anno un’orsa era arrivata in paese, aveva partorito tre cuccioli e trascorso tutta l’estate nella zona, attirando l’attenzione dei fotografi, provenienti anche dall’estero.

Guardando su internet e sui social vediamo infatti immagini dell’orsa che fa il bagno nel lago Pio e degli orsetti sugli alberi di ciliegio che ne apprezzano i frutti.

Villalago è un paesino piuttosto piccolo, con il centro storico posto su uno sperone roccioso e la parte in basso, più nuova, maggiormente popolata.

Una scalinata, alla cui base c’è la statua di un orso, conduce alla chiesa ed alla parte vecchia del paese, dove le case sono state per la maggior parte restaurate e nella torre medievale della Rocca vi è il Museo dell’arte contadina. 

 

Da qui si gode di una bella visuale delle gole del fiume Sagittario e del lago di San Domenico.

Davanti agli ingressi di casa fra l’altro, in questo periodo dell’anno, si trovano delle composizioni di fiori, l’una diversa dall’altra, che gli abitanti allestiscono per partecipare ad una competizione che decreterà “l’aiuola più bella”.

 

 

Su queste scalinate si rincorrono gatti, le vecchiette chiacchierano o fanno la maglia, mentre un altro anziano signore, Francesco, dopo aver saputo da dove veniamo, ci racconta di aver lavorato in Romagna, come cameriere, negli anni ’60…pulisce e raccoglie carte e rifiuti, mentre scende con noi le scale e ci invita a tornare il giorno dopo, quando il museo sarebbe stato aperto, per visitarlo.

Apprendiamo poi che è la memoria storica del paese, infaticabile la sua attività nella pro loco di Villalago, nonostante l’età avanzata…che bell’esempio!

 

 

Quello di San Domenico è un lago artificiale costruito con una diga di sbarramento negli anni ’30, dalle acque verdi e turchesi, su cui affaccia l’eremo di San Domenico, che qui visse in una grotta scavata nella roccia tra il X e l’XI secolo.

Da Villalago si arriva al lago di San Domenico percorrendo un sentiero nel bosco, ben segnalato, interrotto a metà strada da un bellissimo punto panoramico, sono circa 8 km con un dislivello di 300 metri.

I cartelli che danno indicazioni su come comportarsi se si incontra un orso, non tranquillizzano di certo il viandante, ma noi non incontriamo tracce di alcun animale.

 

 

In paese c’è un altro lago, il lago Pio, piccolissimo, che è però di origine naturale poiché alimentato da un corso d’acqua sotterraneo che proviene direttamente dal lago di Scanno.

Due ristoranti, due bar, qualche bed & breakfast e piccoli negozietti…Villalago è più piccola della vicina  turistica Scanno, ma possiede ugualmente un suo fascino.

Proprio di fronte al nostro B&B, in Via Risorgimento, una strada, che poi diventa sentiero, conduce al Vecchio Mulino, che consiglio vivamente di visitare.

Il Mulino è stato ben ristrutturato ed all’interno sono stati ricostruiti i macchinari, alcuni dei quali servivano per macinare il grano ed altri per la follatura della lana.

Quest’ultima operazione avveniva di notte, perché il rumore prodotto era assai fastidioso!

Una gentilissima signora della pro loco del luogo ci spiega la storia del mulino ed il suo funzionamento.

Se il Mulino è interessante, è l’ambientazione in cui è collocato ad essere splendida…scendendo lungo il sentiero si trovano ripide pareti rivestite di muschio, dalla roccia fuoriesce l’acqua da innumerevoli punti, come tante fontanelle, qui la mano dell’uomo ha incanalato le acque in piccoli ruscelletti, convogliandole verso il Mulino, da cui riemergono per dirigersi verso il fondo valle ed immettersi nel fiume Sagittario, che in questi luoghi ha scavato gole profonde.

Uno spettacolo da non perdere, direi quasi magico… e qualche volta si viene premiati anche dalla presenza di animali come cervi e daini.

 

 

Il secondo giorno a Villalago si presenta con un sole e una temperatura ideale, frizzantina, ma gradevole.

Ci vestiamo con una tenuta tecnica perché il nostro obiettivo è la salita all’Eremo di Sant’Egidio, percorrendo il sentiero del cuore, che ampiamente segnalato, partendo dal lago di Scanno, in sinuose curve si arrampica fino alla sommità del monte.

Da lì si potrà ammirare il lago in un’angolazione tale che ci apparirà con una forma a cuore.

Se si è un po’ allenati la salita non risulterà troppo impegnativa.

Noi in meno di un’oretta, comprensiva di una breve sosta in un punto panoramico dotato di panchina dipinta di viola, arriviamo all’Eremo di Sant’Egidio, che troviamo chiuso.

Da qui la vista spazia sulle montagne circostanti – sono i monti della Marsica – e sui paesini che vi sono abbarbicati, vediamo Villalago e Frattura, che visiteremo nel pomeriggio.

Rimaniamo tuttavia delusi perché da qui il lago si intravede appena…per fortuna arrivano in nostro aiuto due simpatiche escursioniste, che partendo da Scanno, di cui sono originarie, sono salite in passeggiata fino all’Eremo, per sgranchirsi un po’.

Sono loro infatti che ci danno le indicazioni per raggiungere ben due dei punti panoramici da cui poter ammirare il lago con la sua forma a cuore…ed al primo ci accompagnano addirittura, scattandoci delle foto!

 

Sempre conversando con loro, cambiamo i nostri piani ed anziché ritornare al lago da dove siamo partiti, decidiamo di seguire le indicazioni per arrivare a Scanno a piedi.

Si tratta di una piacevole passeggiata, che ci consente di godere della vista del paese con le sue case affastellate sul pendio della montagna, con i loro tetti di un colore uniforme, tanto da farle sembrare come tante carte di un domino.

Arriviamo al paese dall’alto verso le 12:30, ora di pranzo, ma c’è ancora tanta gente in giro, perché è martedì, giorno di mercato.

Anche noi ne approfittiamo per comprare un po’ di frutta e un’intera toma di formaggio pecorino prodotto in zona da una delle tante aziende agricole.

Per noi è un po’ abbondante, ma ce la mettono sottovuoto e quando torneremo a casa la condivideremo con parenti e amici. 

Vediamo tanti ristorantini in cui potersi fermare, ma noi vogliamo respirare l’aria del paese.

Così consumiamo due quadretti di pizza con la frutta appena acquistata in una panchina, proprio di fronte alla statua in bronzo, che rappresenta una donna scannese nel costume tradizionale, somigliante a quello della zona, ma che qui si è evoluto divenendo molto elegante, a testimonianza del benessere economico raggiunto da quasi tutte le famiglie del paese e formato da una gonna, un corpetto ed un copricapo.  

Lì vicino sorge la Chiesa di Santa Maria della Valle, costruita in pietra locale ed in stile romanico abruzzese, purtroppo non ne possiamo ammirare gli interni perché chiusa.

Ci inoltriamo nelle strette viuzze del centro storico, facendo un giro ad anello, chiamato la “ciambella”, dove troviamo i principali negozi dell’artigianato e delle specialità gastronomiche locali, le oreficerie, la chiesa della Madonna delle Grazie, che anche se è aperta, purtroppo vi si sta celebrando un funerale.

Soprattutto veniamo attirati dalla bella fontana Saracco, formata da una parte che fungeva da abbeveratoio per gli animali e da un’altra con quattro cannelle, che raffigurano il re, la regina, il monaco e lo zoccolante, a rappresentare le varie classi sociali…un’ultima cannella, collocata più in basso, è dedicata ai bambini.

Purtroppo, davanti alla fontana, è stata collocata una pedana con i tavoli del vicino ristorante e per poterla vedere da vicino rischiamo di disturbare i commensali.

Usciamo da Scanno per dirigerci al lago dove abbiamo lasciato l’automobile con gli zaini pieni di “regalini” per gli amici e i parenti rimasti a casa!

 

La gente del luogo ci ha parlato di un paesino situato sul gruppo montuoso dalla parte opposta dell’Eremo di Sant’Egidio, che comprende fra gli altri i Monti Genzana e Rognone, situato sopra il lago a circa 1260/1300 mt.; è il paese di Frattura.

Nel 1915 un forte terremoto distrusse tutte le case del paese e causò la morte di 120 abitanti.

Anziché risanare le case crollate, il paese fu spostato lì accanto e completamente ricostruito.

Abbiamo così Frattura Vecchia e Frattura Nuova, che ora ospita appena 35 abitanti. 

La parte Vecchia è definita il paese fantasma, anche se qualche casa è stata recuperata, la parte Nuova, pur con le case, la chiesa ed altre costruzioni ben messe, è comunque poco popolata!

La strada che porta al paese sale dalla statale in stretti tornanti ed in alcuni punti ha degli incredibili scorci sul lago.

Facciamo una passeggiata anche a Frattura Vecchia, il luogo è molto suggestivo e completamente isolato…nel nostro giro a Frattura non incontriamo anima viva…

Anche questi due giorni a Scanno, sono ormai terminati, ma il ritorno ci riserverà ugualmente delle sorprese, perché è nostra intenzione fermarci a Sulmona e a Rocca Calascio.

Salutiamo Villalago che ci ha ospitato e che ci ha riservato tante sorprese; è un piccolo paese che davvero ci fa sentire immersi nella natura.

Poco prima di partire, tornando dalla colazione, il nostro sguardo è stato catturato dalle tantissime rondini che volano nel cielo sopra di noi, facendo la spola da un palazzo all’altro, dove hanno creato i loro nidi…da quanto tempo in città non riusciamo più ad assistere ad un simile spettacolo? 

 

Partendo da Villalago in direzione Sulmona, percorriamo una delle strade più incredibili, che io abbia mai attraversato!

Qui il fiume Sagittario ha scavato un vero e proprio canyon e la strada corre alta sui precipizi, molto stretta e piena di curve, la quale a volte attraversa dei fori creati nelle pareti di roccia delle montagne.

Devo ammettere che nella prima parte del tragitto sento il cuore in gola, ma poi, passata Anversa degli Abruzzi, la strada si distende ed arriviamo a Sulmona in un battibaleno.

Sulmona è la città più grande fra quelle situate vicino al Parco della Majella, d’origine italica, assunse una certa importanza in epoca romana, ma è nel periodo medioevale, quando divenne capitale del Giustizierato d’Abruzzo, intorno al 1233, che raggiunse il suo massimo splendore.

Così come si deve al terremoto del 1706 e ai bombardamenti della 2° Guerra Mondiale la perdita di gran parte del patrimonio artistico della città.

Quel che rimane però è sufficiente a rendere l’idea della grandezza e della bellezza che la città ha avuto in passato.

Noi parcheggiamo l’auto appena fuori alle mura, vicino a Porta Romana, che attraversiamo fino ad arrivare in Corso Ovidio, il principale asse stradale della città, che nel tratto che conduce a Piazza Garibaldi, diventa pedonale.

Ci dirigiamo a destra e percorriamo i portici sotto i quali innumerevoli negozi espongono confezioni di confetti, sistemati nelle più fantasiose corolle di fiori, accanto alle classiche margherite, abbiamo le violette, le gardenie, le pannocchie di mais e così via…

Ad un certo punto la nostra attenzione è attirata da un’immensa costruzione, compendio di stili diversi rappresentati dai tre portali d’ingresso…è il complesso dell’Annunziata, che ospita il Museo Civico, oltre alla Chiesa dell’Annunziata. 

L’edificio è davvero opulento e lascia il visitatore stupefatto dalla profusione di decorazioni di putti, colonnine, tralci di viti, scene di lotta e d’amore lì rappresentati.

 

Ci spostiamo verso la Piazza XX Settembre, dove una grande statua di Ovidio rende omaggio al cittadino più illustre di Sulmona.

Sul nostro percorso notiamo la costruzione piuttosto insolita della Chiesa di San Francesco della Scarpa, costruita su una precedente chiesa e parzialmente distrutta da ben due terremoti, riporta su una facciata una sorta di contrafforte che oltre a fungere da sostegno, ospita anche la torre campanaria, l’ingresso è nascosto in una via laterale rispetto alla strada principale.

 

 

Dopo diverse fermate dedicate all’acquisto di confetti, per i quali la città è famosa, arriviamo in piazza Garibaldi, delimitata da un lato dall’acquedotto medioevale con le sue arcate e dal portale laterale della chiesa di San Francesco della Scarpa.

Al momento della nostra visita, un mercoledì mattina, la piazza, immensa, era completamente occupata dal mercato, al quale ci siamo dedicati dopo la visita alla Chiesa di San Filippo Neri, situata sul lato nord occidentale.

Al mercato abbiamo comprato una treccia di aglio rosso, specialità della zona.

La piazza è davvero stupefacente con al centro la fontana e in lontananza i monti della Majella.

 

 

Cerchiamo infine la Cattedrale, che troviamo un po’ defilata rispetto al centro storico, in fondo ad un parco alberato.

L’aspetto esterno è molto semplice e dopo la ricchezza delle precedenti chiese un po’ ci delude, tuttavia all’interno la cripta è una sorpresa con le sue semplici volte.

 

Giunge infine anche il momento di lasciare Sulmona per dirigerci verso l’ultima tappa del nostro viaggio; Rocca Calascio, una delle mete più iconiche e suggestive d’Abruzzo.

Il castello costruito nel medioevo su uno sperone roccioso, che domina l’intera vallata, è il centro storico più alto degli Appennini e consentiva ai Signori del luogo di controllare tutta la zona.

Già arrivare a Rocca Calascio è un’impresa, soprattutto quando si segue un navigatore che per far risparmiare qualche km ci fa passare per le strade più strette e desolate, ma qui il paesaggio è sempre particolare, con pochi alberi in quanto i territori per la maggior parte sono destinati al pascolo.

Sono i luoghi dove in passato avveniva la transumanza, ossia la pratica dei pastori di spostare i greggi e le mandrie in base alle stagioni, per cui al termine della bella stagione, questi venivano trasferiti dalle montagne dell’Abruzzo fino alla costa e verso la Puglia, dove il clima era più mite, lungo i cosiddetti tratturi.

Il Tratturo Magno, che dall’Aquila arriva fino a Foggia, è oggi un cammino percorribile in 10 tappe…per gli amanti dei trekking.

L’accesso a Rocca Calascio avviene dal Borgo di Calascio, dove, fuori dal paese, una stretta strada a curve di circa 3 km porta alla cima…qui fra le aspre rocce sorge il Castello.

Inizialmente era poco più che una torre quadrangolare, con il tempo fu allargato fino ad assumere l’attuale aspetto ed intorno furono costruite case a servizio degli abitanti del castello stesso.

 

Da qui lo sguardo spazia a 360° sulle montagne intorno, sembra di essere più vicini al cielo che al fondo della vallata, percorsa da strade bianche che attraversano pascoli sterminati, prima di incontrare un paese.

 

 

Ora il piccolo borgo è stato parzialmente recuperato; ci si può trovare un albergo diffuso, posticini dove assaggiare specialità del luogo, negozietti di souvenir, anche se fino al 1985 il posto era in rovina e semisconosciuto.

Grazie al film “Lady Hawk” con Michelle Pfeiffer, Rutger Hauer e Matthew Broderick, girato interamente in Italia e quindi anche qui a Rocca Calascio, la suggestione e la particolarità del luogo attirarono l’attenzione di molti, tanto che negli anni successivi vi furono girate anche alcune scene dell’ancor più famoso film “Il nome della rosa”!

Il resto è storia, gli edifici furono pian piano recuperati ed il luogo cominciò ad attrarre i turisti!

 

 

Concludiamo così, con questo luogo iconico, il nostro viaggio in Abruzzo, che ci ha davvero sorpreso ed appagato, tra mare, spiagge, vivaci cittadine nella prima parte e successivamente con laghi, cascate, monti, piccoli borghi, rocche e castelli.

Siamo consapevoli che ancora tanto c’è da vedere, ma questo inizio ci ha davvero soddisfatto!

 

 

 

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