Cosa fare a Vasto e nella Costa dei Trabocchi in quattro giorni

Capita a tutti almeno una volta nella vita di avere la necessità di staccare dallo stress e dalla routine della vita quotidiana e di desiderare di partire, lasciandosi tutti e tutto alle spalle, senza grossi programmi se non quello di rilassarsi.

Affrontiamo così il nostro primo viaggio in Abruzzo, che fino ad ora, per noi, era stata semplicemente terra di passaggio durante i trasferimenti nel sud dell’Italia, con l’idea di trascorrere un paio di giorni al mare, in un tratto di costa, chiamata “la costa dei trabocchi”.

Il nome deriva da delle strane palafitte in legno, presenti su tutto il litorale, che dagli scogli protendono verso il mare come tentacoli, aventi lunghi bracci, ai quali venivano agganciate le reti per la pesca.

Oggigiorno queste strutture sono per lo più inutilizzate ed in stato d’abbandono, fatiscenti, ma in alcuni casi sono state recuperate e trasformate in bar e ristoranti.

Con il nome “costa dei trabocchi” si intende quel tratto di litorale che da Ortona arriva a Vasto, caratterizzato appunto dalla presenza numerosa di queste strutture. 

La nostra meta è Vasto, una delle ultime grandi città sulla costa dell’Abruzzo, prima di entrare in Molise.

 

Prima di arrivare a Vasto, tuttavia, usciamo dall’autostrada circa 40 km prima del paese, venendo da nord, a Lanciano precisamente, per poi proseguire verso la costa per andare a San Vito Chietino.

San Vito Chietino è un piccolo paesino con il centro storico su un promontorio, che solo negli ultimi tempi ha visto svilupparsi la parte a mare.

Degno di nota è il suo Belvedere Marconi, da dove lo sguardo spazia dalla costa di Ortona fino a Vasto con alle spalle i Monti della Maiella, in basso il porticciolo, i trabocchi e una pista verde che ripercorre l’antico tracciato della ferrovia.

 

 

Tutto ciò è molto suggestivo in questa giornata di fine agosto con i bambini che giocano a rincorrersi  lungo la principale strada pedonale, che vede sull’uscio di ogni casa una sedia colorata con una composizione floreale e le bandierine che attraversano la strada da una parte all’altra come a preannunciare una festa di paese.

Ogni tanto fra le case si apre uno scorcio di un vicolo con in fondo il blu del mare.

 

 

Ad un crocicchio rimaniamo incuriositi da un cartello che indica il Percorso delle fonti o dei ciclamini, a cui nella nostra guida, pur aggiornata a giugno 2021, non viene fatto cenno.

Un ripido sentiero, che passando in mezzo alla boscaglia, arriva alla strada statale 16 – Adriatica – passando dapprima dalla fonte Grande, del 1914, e poi dalla fonte Cupa del 1814, può essere percorso in circa 30 minuti.

Decidiamo di intraprendere il sentiero, arrivando solo fino alle due fonti e ritornando indietro da dove siamo venuti, che poi però  è tutto in salita. Se mi chiedete se ne vale la pena, detto fra noi, anche no… è sufficiente arrivare alla prima fonte, la seconda è tenuta davvero male.

La zona di San Vito Chietino è famosa per aver ospitato il poeta Gabriele d’Annunzio nell’estate del 1889, quando vi soggiornò, insieme alla sua amante Barbara Leoni, ambientando parte del suo romanzo “Il trionfo della morte”.

A due km a sud est di San Vito, infatti, si può ammirare il cosiddetto Promontorio Dannunziano, un belvedere da cui lo sguardo spazia all’orizzonte, sul mare e sui trabocchi sottostanti. 

 Anche in un giorno d’estate d’agosto qui si avverte una sensazione di quiete e pace. 

Purtroppo non è quasi mai visitabile l’Eremo Dannunziano, la dimora dove D’annunzio soggiornò nel periodo trascorso in questi luoghi. Solo nelle giornate del FAI la casa è aperta al pubblico.  

 

 

Scendendo verso sud, lungo la costa, in prossimità della cittadina di Fossacesia, si innalza maestosa l’Abbazia di San Giovanni in Venere.

Posta su una terrazza naturale, sulle cui pendici sono disseminati tanti ulivi e con un’amena veduta sul mare, l’Abbazia sorge sulle rovine di un tempio dedicato alla Dea dell’Amore.

Costruita a partire dall’VIII secolo d.c., più volte rimaneggiata nell’XI e XII secolo, ha subito l’ultimo restauro nella seconda metà del novecento.

Di particolare rilievo ed importanza è la porta della Luna con i suoi pannelli laterali in marmo che riportano episodi della Bibbia, ma anche l’interno è degno di nota.

Quello che più colpisce è però l’atmosfera in cui l’Abbazia è immersa e la tranquillità del luogo. 

 

VASTO: ITINERARIO A PIEDI DELLA CITTÀ

Finalmente, dopo una trentina di km, inframmezzati da scorci sul mare sulla sinistra e vigneti a pergola sulla destra, arriviamo a Vasto città.

Vasto è una ridente cittadina che sorge su un promontorio affacciato sul mar Adriatico con ai piedi la spiaggia di Vasto Marina, visibile insieme a tutto il litorale da numerosi belvedere.

La leggenda narra che fu fondata dall’eroe omerico Diomede.

Sicuramente si avvicendarono poi greci, illiri e frentani (popolazione che viveva nella parte dell’adriatico centrale, di origine sannita), soppiantati poi dai Romani, che qui vi crearono un Municipio.

Distrutta dai Longobardi, tornò a rifiorire sotto la Signoria della famiglia Caldora prima e di quella aragonese dei D’Avalos poi, che mantennero il potere fino ai primi dell’ 800.

Risalgono a queste dominazioni il Castello Caldoresco (1439) e lo splendido palazzo d’Avalos.

Avendo a disposizione ben quattro giorni di soggiorno a Vasto, contrariamente alle nostre abitudini, che prevedono sempre una visita ben organizzata dei luoghi, questa volta decidiamo di scoprire la città addentrandoci nei suoi vicoli.

Soffermandoci ad ammirare chiese e palazzi, negozi e ristoranti, attirati dai profumi del cibo e dalla musica, che verso sera proviene dalle piccole piazzette e da altri luoghi caratteristici, dove complessini più o meno organizzati suonano i loro strumenti.

Tuttavia, se dovessi suggerire a dei viaggiatori con più fretta, cosa visitare e da dove iniziare, consiglierei loro di partire dalla Via Adriatica, la quale, in prossimità della duecentesca Chiesa di Sant’Antonio da Padova, che sorge vicino alla Zona archeologica delle Terme Romane di Histonium (nome romano di Vasto), diventa pedonale, aprendosi ad una passeggiata che affaccia sul mare e sul verde di un parco che cresce nel dirupo sottostante.

In questa zona, nel 1956, una frana causò il crollo di un intero quartiere, quello dei marinai, che sprofondò nella voragine ai piedi della rupe.

Fortunatamente non ci furono vittime, poiché non si trattò di un fenomeno improvviso e la popolazione fu evacuata per tempo.

A testimonianza di questo evento rimane il bellissimo portale d’ingresso, di quella che una volta fu la Chiesa di San Pietro.

Percorrendo la via Adriatica verso il Belvedere di Porta Palazzo, si ammira a sinistra il mare ed a destra tanti piccoli ristorantini di carne e/o di pesce con i tavolini all’aperto, così come addentrandosi nei vicoli alle spalle della via principale altrettante trattorie ed osterie offrono le loro specialità; brodetto alla vastese ed arrosticini vanno per la maggiore.

Arrivati al termine della via Adriatica si apre la Piazza del Popolo con il bel Palazzo D’Avalos, attualmente sede del Museo Archeologico, di quello del Costume Antico, nonché della Pinacoteca. Nella visita ai musei è compresa anche quella ai bellissimi giardini spagnoli.

 Una bella iniziativa, per agevolare i turisti che durante il giorno trascorrono il loro tempo in spiaggia, è quella di aver fissato gli orari di visita dalle 18.30 alla mezzanotte.

E’ bello vedere la Cattedrale di San Giuseppe, che sorge poco distante, al centro di una deliziosa piazzetta, tutta illuminata e con le porte spalancate fino a tarda notte, quando spesso in altre città abbiamo trovato le chiese chiuse o aperte ad orari impossibili.

La cattedrale risale al XIII secolo e dell’epoca, originale, rimane solo la facciata. L’interno è ad un’unica navata con il tetto a capriata nello stile tipico delle chiese degli ordini mendicanti. In origine dedicata a Santa Margherita, fu poi intitolata a Sant’Agostino ed infine a San Giuseppe.

Dalla cattedrale, dirigendosi verso la Via Garibaldi attraverso un dedalo di vicoli, si apre l’ampia piazza su cui sorge il Castello Caldoresco, attualmente non visitabile poiché di proprietà privata.

E’ comunque molto suggestivo anche dall’esterno, con il suo ponte levatoio, i suoi bastioni e le sue torri.

Dietro al castello, Piazza Rossetti, è la piazza principale della città, un po’ come il salotto buono delle case. 

Qui i lati sono delimitati dai palazzi, dalla Chiesa di San Francesco da Paola e dalla Torre Bassano, uno dei tanti bastioni rimasti delle mura cittadine. 

Al centro spicca la statua di Gabriele Rossetti, locale patriota carbonaro, circondata da aiuole fiorite e palme.

Da qui, inoltrandosi nuovamente fra gli stretti vicoli, attratti da una fontana in pietra, si prosegue verso la Chiesa di Santa Maria Maggiore.

L’interno è degno di nota; c’è un bel fonte battesimale di pietra della Majella, la cripta ed alcuni affreschi.

Attraverso strettissimi vicoli si arriva all’orientaleggiante loggia Ambligh, si oltrepassare la suggestiva Porta Catena e ci si ritrova in un altro bellissimo belvedere per poi perdersi con lo sguardo sul panorama della costa, e nelle giornate serene arrivare a scorgere le Isole Tremiti.

Noi, non ancora stanchi, siamo arrivati fino alla chiesa di San Michele Arcangelo con il suo bellissimo punto panoramico ed alla Villa Comunale con i suoi giardini dedicati ai tanti caduti vastesi nella I guerra mondiale; per ognuno c’è una targhetta che riporta un codice e gli anni della morte…quante giovani vite spezzate!

Infine consiglio, come abbiamo fatto noi, di addentrarsi nel vicolo Raffaello, molto suggestivo con i suoi bar e i suoi caffè alternativi…percorretelo almeno fino alla seconda svolta!

 

LE SPIAGGE PIÙ BELLE DELLA COSTA DEI TRABOCCHI

Se il centro storico di Vasto è bello e caratteristico e merita una visita approfondita, non da meno sono le sue spiagge.

Chi ama il mare nelle spiagge attrezzate, circondati da ogni servizio e comfort vari, non deve fare altro che dirigersi a Vasto Marina e scegliere uno dei tanti stabilimenti balneari che sorgono sulla spiaggia e offrono lettini ed ombrelloni.

Chi invece preferisce luoghi più spartani e spiaggette appartate può scegliere la spiaggia di San Nicola o quella di Casarza, piuttosto vicine a Vasto, oppure risalire la costa fino alla Riserva Naturale di Punta Aderci con le sue belle spiagge di Punta Penna, dei Libertini, Punta Aderci e Mottagrossa.

Si può scegliere inoltre di arrivare alle spiagge direttamente con l’auto o, come abbiamo fatto noi, in bicicletta, percorrendo la pista verde.

Le biciclette possono essere noleggiate a Vasto Marina; per una giornata il costo è di € 15,00.

Si percorre poi la cosiddetta pista verde, una pista ciclabile che ricalca la vecchia tratta ferroviaria che costeggiava il mare, da tempo soppressa, attraversando anche le gallerie scavate nella roccia.

La pista non è completamente terminata e per arrivare alla Riserva Regionale di Punta Aderci occorre percorrere anche un tratto di strada provinciale.

Noi abbiamo pedalato per un lungo tratto di pista verde fino ad arrivare alla spiaggia di Punta Penna, all’interno del Parco di Punta Aderci per poi tornare indietro e fare il mare in località Vignola, dove siamo scesi per una strada privata che conduce ad una spiaggia di sassi, delimitata alle estremità da promontori.

Su quello a nord sorge il villaggio turistico “La grotta del Saraceno”, che abbiamo attraversato per arrivare fino al trabocco, che sorge sull’estremità del promontorio, addentrandoci nel sentiero fino alla parte opposta.

La parte più bella della gita tuttavia è stato percorrere la pista in bicicletta, con la brezza che arrivava dal mare, immersi nel silenzio, fra il blu dell’acqua e il verde della vegetazione, fermandoci quando più ci piaceva, attratti da particolari che scoprivamo lungo il tragitto. 

Ho provato una sensazione di libertà e spensieratezza come da tempo non mi capitava.

 

Tuttavia è stato dedicando un’intera giornata alla Riserva Naturale di Punta Aderci, che abbiamo goduto a fondo della vita di mare.

Di buon mattino ci siamo recati in auto fino a Punta Penna, a visitare il faro e la chiesa di Pennaluce, che sorgono in posizione elevata vicino ad una scogliera con una bellissima veduta sulla costa, per poi proseguire fino al Porto di Vasto ed arrivare alla spiaggia di Punta Penna

Qui siamo scesi alla spiaggia passando fra le dune e scegliendo un pezzetto di questa meravigliosa lunghissima spiaggia di sabbia bianca, situata fra il porto ed il promontorio di Punta Aderci.

La spiaggia non è attrezzata e l’unico punto di ristoro, che offre bibite e panini, si trova sulla strada prima di scendere alla spiaggia, così conviene premunirsi con acqua, viveri ed ombrellone .

L’acqua del mare è trasparente e della temperatura ideale, si può camminare a lungo prima di trovare il punto in cui non si tocca, pertanto direi che è proprio un posto adatto anche per i bambini.

 

Passeggiando sulla battigia verso Punta Aderci, la sabbia lascia man mano il posto ai ciottoli, si incontrano diversi scogli e l’acqua è sempre più limpida…qui il litorale prende il nome di spiaggia dei Libertini.

Si può arrivare fino al promontorio, dove vi è un foro ad arco che lo attraversa.

Anche se in realtà sarebbe una zona chiusa al pubblico per effetto del pericolo di caduta sassi, il luogo è estremamente affollato.

 

 

Dopo una rilassante giornata trascorsa a prendere il sole, leggere e nuotare; verso sera, risaliamo sulla strada principale e prendiamo un sentiero fra gli alberi che porta a Punta Aderci dall’alto, per poi valicarla e scendere alla spiaggia di Mottagrossa, non senza prima ammirare un trabocco situato proprio vicino a Punta Aderci

Qui si trovano numerosi sentieri da percorrere anche con la mountain bike, ma occorre fare attenzione, perché quelli più vicini alla scogliera sono off limits.

 

L’ENTROTERRA DI VASTO

Una visita in Abruzzo, anche se dedicata al mare, non può definirsi completa senza un’escursione nell’entroterra per ammirare alcuni dei tanti paesini che sorgono in posizione elevata su isolati rilIevi e racchiudono tesori naturali o architettonici.

Per questo motivo e anche perché la giornata non è ideale per la vita di mare, decidiamo di effettuare un’esplorazione anche all’interno, risalendo la costa fino a Torino Val di Sangro per poi percorrere la strada statale 652 che attraversa tutta la Val di Sangro, fino al paesino di Roccascalegna e proseguire verso Borrello, da dove poco lontano si possono ammirare le Cascate del Verde.

Guidando lungo la statale notiamo ai lati della strada tanti alberi anneriti dal fuoco di un incendio che purtroppo ha imperversato nella zona, distruggendo ettari ed ettari di vegetazione.

In particolare sono gli uliveti a farmi piangere il cuore, talvolta in mezzo a questa distruzione notiamo un unico albero ancora verde!

Tuttavia passati i primi chilometri il paesaggio torna ad essere quello tipico della zona con in lontananza i Monti della Maiella.

Usciamo a Casoli per poi inerpicarci in stretti tornanti sulla strada che conduce al borgo di Roccascalegna, famoso per il suo castello medioevale.

Già in lontananza si intravede una torre del castello e la particolare conformazione della rupe su cui è stato costruito.

 

 

Parcheggiamo in una piazzetta, vicino al monumento dedicato ai caduti di Marcinelle, fra i quali vi erano molti cittadini di Roccascalegna, realizzato con due vagoncini di carbone.

Ci inoltriamo poi lungo la via principale, che attraversa a metà il paese, da una parte qualche banco che vende frutta di stagione, dall’altro lato la chiesa dei Santi Damiano e Cosma, sui portoncini delle case sono dipinti fiori e animali.

Una lunga scalinata porta alla sommità del poggio su cui sorge la Chiesa di San Pietro, di fine ‘400, davanti alla quale un banco con dei ragazzi della pro loco organizza le visite guidate al castello.

Anche se non abbiamo prenotato, entriamo a far parte di un gruppetto di persone in attesa della prima visita disponibile…l’importante è avere il green pass, che ci controllano scrupolosamente.

Nell’attesa il nostro sguardo si sofferma sul paesaggio circostante ed in particolare sui sentieri che da qui si snodano in fondo alla vallata.

A sinistra una ripidissima scalinata scende fino a congiungersi al sentiero di fondo valle, che poi ritorna in paese, mentre a destra invece il percorso porta ad un punto panoramico sui cui sorge una croce, luogo ideale per scattare foto al castello sulla sua rupe frastagliata, che qui ci appare come un’astronave pronta al decollo.

Il tempo di andare e tornare dalla croce, che subito arriva il nostro turno di visita.

 

 

Saliamo un’altra lunga scalinata per ritrovarci nel cortile del castello, dove ci attende la guida che ci spiega come questo si sviluppò nel XI e XII secolo intorno ad una torretta longobarda, per aver il suo massimo splendore intorno al ‘500 passando dalla famiglia Annecchino, alla potente casata dei Cafara, poi ai Corvo ed infine ai Croce Nanni, che nel 1985 lo donarono al Comune, che ne avviò le operazioni di restauro.

Una leggenda narra che qui fu ucciso, il signorotto locale Corvo de Corvis, che esercitando abitualmente lo Jus primae noctis, incappò nell’ira di una donna o del marito di questa, lasciando l’impronta di una mano insanguinata sulla parete. 

A nulla sarebbero valsi i tentativi di cancellare l’impronta che si ripresentava continuamente.

Oggi non è possibile riscontrare la veridicità di questa storia, stante che la torre dell’Amore, dove la mano compariva, crollò al termine della II guerra mondiale a causa dell’incuria in cui versava il castello.  

Si possono comunque visitare le restanti torri; quella del carcere, del forno, la cappella del Santo Rosario e la torre di guardia, a pianta quadrata sormontata da una merlatura guelfa, che è situata sulla parte più alta ed esterna del castello.

La particolarità ed il fascino di questa costruzione risiede soprattutto nell’aspra posizione in cui sorge, sopraelevandosi rispetto a tutto il paesaggio circostante, come una lama affilata contro il profilo del cielo.

E’ la suggestiva ambientazione a rendere fiabesco questo castello

 

Proseguiamo il nostro viaggio all’interno dell’Abruzzo, verso il paesino di Borrello, situato al confine con il Molise, per prendere la deviazione per la Riserva Naturale regionale e oasi WWF delle Cascate del Verde.

Queste cascate, con il loro balzo di 200 metri, sono le più alte cascate naturali dell’Appennino, alimentate dal Rio Verde, affluente del fiume Sangro, rimbalzano sulla parete rocciosa in tre distinti salti.

Quando le visitiamo noi, al termine di un’estate particolarmente asciutta, la portata dell’acqua non è di quelle che ti fanno rimanere a bocca aperta, ma i luoghi sono ugualmente affascinanti.

Per la visita alle cascate si arriva in un verde prato che funge da parcheggio dove c’è un bar ristoro piuttosto piccolo, ma con tanti tavolini all’aperto, dove noi consumiamo un aperitivo fuori orario, sono quasi le 14.00!

Poco distante dal ristoro, vi è la biglietteria dove acquistando un biglietto d’ingresso del costo di 2 € a persona,  si può accedere ad un sentiero, che dopo pochi metri si biforca; quello a sinistra conduce alle cascate, quello a destra ad un punto panoramico molto bello, ma da cui le cascate non si vedono.

Mentre nel cielo nubi grigie si addensano preannunciando pioggia e temporali, ci avviamo sul  sentiero di sinistra, che in una breve discesa arriva ad un terrazzo panoramico che ci consente di vedere la cascata nella sua interezza; qui il Rio Verde in tre salti rispettivamente di 40, 90 e 30 metri confluisce nel sottostante fiume Sangro.

Scendiamo poi delle scalette fissate lungo la scarpata che conducono in basso verso le cascate, per poterle ammirare e fotografare da un punto più in basso e vicino. 

Sulla via del ritorno, dopo aver risalito le scalette, ci fermiamo a raccogliere delle more di rovo, fra le più buone e grosse che io abbia mai assaggiato…ne raccogliamo parecchie ed al nostro ritorno a casa, quelle conservate, andranno a farcire una gustosa cheesecake.

Ora prendiamo l’altro sentiero, le indicazioni ci informano che stiamo percorrendo la strada che porta al vecchio mulino.

Anche qui dopo una breve discesa, attraversato un ponticello che congiunge le rive del Rio Verde risaliamo verso un punto panoramico dove c’è un ristorante e una terrazza belvedere.

Da qui lo sguardo può abbracciare le montagne sottostanti e in lontananza, completamente ricoperte di alberi.

Qui l’abete bianco convive con il leccio, mentre poiane, sparvieri, falchi pellegrini e nibbi reali si contendono il cielo e fra la vegetazione composta da ginepri, ginestre e prugnoli vivono anche le puzzole ed il gatto selvatico.

Il Rio Verde, che al nostro ritorno costeggiamo sotto la pioggia, che nel frattempo ha cominciato a cadere lungo il sentiero chiamato “Vecchio Mulino” (in realtà il mulino non c’è più, ne è rimasto solo il nome),  ha un habitat ancora intatto nel quale possiamo trovare alcune specie come il granchio ed il gambero di fiume e la trota “fario”.

 

Ci è stato consigliato di tornare verso la costa passando da un’altra vallata, situata in Molise, percorrendo la strada che, dopo Capracotta, Agnone e Pietrabbondante, segue il corso del fiume Trigno, trovandosi qualche volta in Molise e altre in Abruzzo.  

Agnone è l’unica cittadina delle tre sopra consigliate che riusciamo a visitare molto brevemente, il tempo di una passeggiata nel suo centro storico ed è già ora di ripartire…putroppo il tempo è tiranno!

Agnone è conosciuta, sia in Italia che in Europa,  come la città delle campane, perché qui vi è la famosa fonderia Marinelli, ancora attiva, che produce campane in bronzo, anche per il Vaticano.

In realtà mi viene da pensare se queste campane, prima di essere vendute, debbano essere testate, infatti nel giro di mezz’ora sentiamo risuonare almeno tre volte le campane delle chiese. 

Agnone sorge su uno sperone roccioso ai cui piedi scorre il fiume Verrino e bellissimi sono i punti panoramici da cui ammirare la vallata, tante le chiese, come dicevo, così come i palazzi nobiliari, i negozietti di artigianato e chiaramente il museo internazionale della campana

 

DOVE DORMIRE A VASTO

Vasto ha un centro storico arroccato su una rupe dalla quale domina la costa sottostante e una zona a mare – Vasto Marina – che si è sviluppata più recentemente seguendo la richiesta turistica degli ultimi decenni.

La nostra scelta per il pernottamento è ricaduta su un bed & breakfast a ridosso del centro storico, comodo per raggiungere di giorno le vicine spiagge, ma ideale, alla sera, per poter uscire a cena e visitare la città senza dover ricorrere all’auto.

Uscendo dal B&B, infatti, basta girare a destra, fare venti passi, che subito si incontra un arco, che in passato costituiva una delle porte d’accesso alla città. 

Poco lontano si intravede anche uno dei bastioni che facevano parte delle mura.

Il nostro B&B si chiama “In piazzetta”, richiamando la piazzetta antistante nella quale è possibile trovare abbastanza agevolmente parcheggio.

La nostra stanza al piano primo, raggiungibile salendo una ripidissima scala, tipica delle vecchie abitazioni dei centri storici, è stata recentemente ristrutturata e riarredata ed è davvero molto carina e funzionale, ampia e confortevole.

I nostri host, Andrea e sua moglie, ci forniscono tanti suggerimenti su Vasto e i dintorni, mettondoci a disposizione cartine, depliant e libri non solo su Vasto, ma anche dei paesi dell’entroterra, consigliandoci mete che non avevamo preso in considerazione e strade più panoramiche per raggiungerle.

 

COSA MANGIARE A VASTO

Se si vuole cenare, pranzare, fare un aperitivo o una colazione a Vasto, c’è davvero l’imbarazzo della scelta, il centro storico è pieno di ristoranti, localini, pizzerie, trattorie ed osterie, per non parlare delle gelaterie e dei bar.

Noi abbiamo cercato di gustare le specialità locali sia di carne, che di pesce.

 

Così la prima sera al ristorante “La Transumanza” abbiamo preso un menù della casa che prevedeva un tagliere con salumi e formaggi ed assaggiato la ventricina, salame locale con peperoncino.

 A seguire uno spaghetto alla chitarra con pomodoro, basilico e tartufo ed infine gli arrosticini con patate alla brace.

Il tutto molto buono ad un prezzo non eccessivo.

 

La seconda sera al “La Votta piene”, una trattoria in pieno centro storico, abbiamo gustato le pallotte cacio e uova, polpette di pane e pecorino, affogate nel sugo di pomodoro ed il baccalà sempre al pomodoro.

Finalmente la terza sera, “Al Re Pescatore”, abbiamo preso il famoso brodetto alla Vastese, che ci è stato preparato appositamente poiché doveva essere ordinato in anticipo in quanto richiede una lunga preparazione. 

Noi non lo sapevamo, così molto gentilmente la cameriera ce ne ha fatto preparare uno. 

Infine, l’ultima sera, una pizza veloce al KARIBU, vicino al nostro B&B., ha concluso gli assaggi della cucina vastese.

 

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