Tour dell’alto Lazio: Civita di Bagnoregio – Caprarola – Bomarzo

GITA DI PRIMAVERA IN LAZIO

1° tappa tour dell’alto Lazio: CIVITA DI BAGNOREGIO – CAPRAROLA – BOMARZO

Quando si avvicina la primavera, arriva anche il desiderio di togliersi di dosso un po’ di ruggine, di stare all’aria aperta e di viaggiare, mettendo definitivamente in soffitta l’inverno, senza però ancora impegnarsi a fondo in una vacanza lunga, generalmente riservata ai mesi più estivi.

Per questo motivo, con quattro giorni a disposizione, la nostra scelta ricade sull’Italia centrale, il Lazio per la precisione, che a parte Roma, non conosciamo poi così bene. 

L’ultima volta che sono stata a Roma, non sono riuscita a visitare la tanto decantata Villa Adriana ed è così che decidiamo di pernottare nella città più vicina a questo famoso sito archeologico; Tivoli.

Prima di arrivare a Tivoli, comunque dedichiamo almeno una giornata alla visita dell’alto Lazio; per la precisione Civita di Bagnoregio, il Parco dei mostri di Bomarzo e Palazzo Farnese a Caprarola.

 

CIVITA DI BAGNOREGIO

Scendendo da nord, dopo tre ore di viaggio, incontriamo Bagnoregio, comune situato al centro della Valle dei Calanchi, al confine con l’Umbria e fra le vie d’accesso per arrivare al lago di Bolsena.

Bagnoregio è il punto d’accesso anche per arrivare alla frazione di Civita, piccolo borgo balzato agli onori della cronaca perché giornalisti e scrittori lo hanno definito “il paese che muore”, “la città che muore”, a causa sia dello spopolamento, che delle frane che erodono la rupe su cui sorge il paese, inghiottendo edifici e strade.

Arrivati a Bagnoregio parcheggiamo in centro città e ci fermiamo a prendere un caffè e una gustosa spianata in un forno affollato; sono le 10:30 di un giovedì mattina e le persone sono in giro per fare la spesa. 

Ci sono delle navette che salgono fino al ponte di accesso alla Civita, ma noi preferiamo camminare così ci possiamo fare un’idea anche di Bagnoregio.

Quando arriviamo al parcheggio in alto e al ristorante adiacente, si apre di fronte a noi l’immagine iconica della vallata e della rupe su cui sorge la cittadina con il campanile della chiesa che svetta verso il cielo.

Un cielo pieno di nuvole che si rincorrono portate dal vento, che qui soffia molte forte.

Dopo aver pagato un biglietto di € 5,00 per l’ingresso a Civita, camminando sul lungo ponte che collega Bagnoregio a Civita, veniamo investiti da potenti folate di vento, che sembrano poter sollevare da terra e portarti via!

Siamo infatti completamente esposti in mezzo alla vallata…ma finalmente arriviamo a ridosso della rupe, che ci ripara dal vento ed entriamo dall’unica delle cinque porte rimaste della città, Porta Santa Maria, scavata nel tufo dagli Etruschi e decorata con leoni che schiacciano la gente a terra a simboleggiare i cittadini di Civita che scacciano i tiranni.

Ma che fine hanno fatto le altre quattro porte della città?

Sono state purtroppo inghiottite dagli smottamenti e dalle erosioni della rupe di tufo su cui è stata costruita Civita, tanto che ora l’unico passaggio possibile è attraverso il ponte, ricostruito nel 1965. 

Come attraversiamo la porta, la pioggia finora trattenuta, comincia a cadere copiosa, tant’è che apriamo gli ombrelli di cui ci eravamo dotati per tutte le evenienze!

Se da una parte visitare la città in questo modo non è piacevole, è però compensato dalla possibilità di vedere i luoghi privi degli abituali turisti.

Entrati all’interno del paese notiamo che tutti i palazzi, le case e la chiesa sono stati recuperati e risultano molto ben conservati.

Subito si apre una piazza, San Donato, che prende il nome dalla chiesa che vi si affaccia, insieme a Palazzo Alemanni, all’interno del quale è situato il Museo Geologico e delle frane.

A lato della chiesa si apre Piazza Vescovado, con un unico ingresso e completamente circondata da palazzi, tranne all’estremità che affaccia sullo strapiombo.

Seguiamo la via principale che fra casette con gatti che sembrano presidiare gli ingressi, piante rampicanti abbarbicate sui muri e vasi di fiori, conduce ad un bel punto panoramico.

Da qui la strada prosegue in discesa, per poi diventare un sentiero sterrato di terra rossa, fino ad arrivare ad un tunnel, realizzato negli anni ’30 del secolo scorso, creato allargando il tracciato di un antico acquedotto romano per permettere il passaggio dei carri, ma ora inutilizzato.

Da lì non si può proseguire e torniamo pertanto sui nostri passi, notando per la prima volta che incastonate all’interno della rupe si trovano i resti di alcune abitazioni, nonché la grotta che ospita la Cappella della Madonna del Carcere.

Nel frattempo la pioggia, che ci aveva dato una tregua mentre scendevamo al tunnel, ricomincia a farsi sentire ed è per questo motivo, che invece di pranzare in uno degli invitanti ristorantini di Civita, preferiamo tornare verso Bagnoregio e mangiare più vicini al luogo dove abbiamo lasciato l’auto.

Sono convinta che sarebbe stato bello pernottare in uno dei diversi bed & breakfast che sono sorti a Civita, arrivando magari nel pomeriggio, quando la folla dei turisti sta scemando e cenare e dormire lì, godendosi magari un bel tramonto, per poi ripartire il mattino dopo.

Noi però abbiamo scelto Civita come tappa intermedia del nostro viaggio.

Mentre riattraversiamo il ponte, ora non sono solo le folate di vento ad infastidirci, ma anche la pioggia che man mano si intensifica sempre più…ed è così che mentre stiamo percorrendo la via principale di Bagnoregio, arriviamo in piazza Cavour, dove troviamo riparo al Ristorante “Romantica Pucci”, che è anche un hotel.

Bagnati come pulcini – mi sono resa conto che il giubbottino 100 gr., in caso di pioggia “seria”,  non tiene nulla –  prendiamo posto in un tavolo strategico vicino al termosifone, dove facciamo asciugare i nostri vestiti.

Consumiamo una carbonara al tartufo ed altri deliziosi piatti di pasta, pensando alla prossima tappa del nostro viaggio, il Parco dei mostri di Bomarzo. 

 

PARCO DEI MOSTRI DI BOMARZO

Il bello della primavera è che il tempo è molto variabile, così dopo essersi sfogato con un temporale torrenziale, ritorna il sereno e dopo circa una quarantina di km arriviamo al Parco dei Mostri di Bomarzo, dove al centro visitatori facciamo il biglietto e guardiamo un video che spiega l’origine e la storia del parco.

Verso la metà del 1500 il principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino, che fra i vari possedimenti aveva anche una residenza a metà fra un palazzo ed un castello proprio a Bomarzo, affidò allo stesso architetto che aveva progettato Villa D’Este, Pirro Ligoro, la realizzazione di un parco contenente statue e diverse costruzioni insolite, dalle caratteristiche surreali.

Si sa che il parco fosse dedicato alla moglie, Giulia Farnese, ma ancora oggi non si comprendono a pieno le tante iscrizioni e i versi enigmatici ritrovati accanto alle statue. Lo scopo era però quello di stupire e meravigliare i visitatori.

Per questo motivo, senza porci troppi problemi, decidiamo di visitare il parco, chiamato “Bosco Sacro”, facendoci guidare dalle nostre sensazioni ed emozioni, lasciando ognuno libero di interpretare e dare un significato a quanto troviamo sul nostro percorso.  

Dal parco, in lontananza, si staglia la visuale della collina su cui sorge il paese di Bomarzo con in evidenza la massiccia residenza degli Orsini. 

Passato un arco, ci inoltriamo verso il bosco, che è attraversato da un ruscello dove ogni tanto si possono ammirare piccole cascatelle e delle fontane, da una delle quali emerge la bocca spalancata di una balena.

Lì accanto una gigantesca statua raffigura Ercole che a mani nude fa a pezzi Caco, un altro gigante.

Altre statue interessanti sono un’enorme tartaruga che sul guscio ha posizionato un piedistallo con la statua di una leggiadra fanciulla e un masso su cui è appoggiato Pegaso, il famoso cavallo alato.

Più avanti, lungo il sentiero, possiamo ammirare sette colonne, il cui capitello è un viso a volte umano a volte dalle sembianze di una maschera, ognuna diversa dall’altra anche nelle decorazioni sulla colonna.

La costruzione più particolare è sicuramente la casa pendente, costruita con un’inclinazione di 10 gradi…entrando al suo interno si ha la strana sensazione di perdere l’equilibrio!

Il nostro stupore però giunge al culmine quando in uno spazio ristretto troviamo la statua di un drago che lotta con un cane, un lupo ed un leone, e quella di un elefante che con la proboscide cattura un uomo. 

Su questa scena domina l’enorme testa di un orco con la bocca spalancata che rappresenta l’apertura attraverso la quale si può entrare nella cavità ricavata all’interno della testa.

Rimango colpita da alcune foto in bianco e nero, risalenti alla metà del secolo scorso, che riprendono un gregge di pecore che pascola fra le statue ed un pastorello che con noncuranza sosta sulla bocca dell’orco.

Il parco, infatti, dopo la morte di Vicino Orsini fu abbandonato e solo con l’acquisizione della proprietà da parte della famiglia Bettini, nel 1954, fu riportato agli antichi splendori.

Continuiamo ad ammirare una piazza con le pigne, una panca etrusca, un tempietto, un’echidna, un cane cerbero con due teste…statue che attingono alla mitologia greco-romana.

Dopo aver completato il giro ci gira la testa per la quantità di statue e stranezze di cui il parco è pieno!

La giornata si è fatta splendida, la temperatura ideale per rimanere ancora un po’ seduti sotto il sole su una panchina all’interno del parco…ma dobbiamo ripartire…ci attende la visita al Palazzo Farnese di Caprarola.

 

PALAZZO FARNESE

Caprarola è un piccolo borgo situato ad est del Lago di Vico e poco lontano dai Monti Cimini, che pur essendo all’interno del territorio della Tuscia, non è stato fondato dagli Etruschi.

I primi insediamenti a Caprarola risalgono infatti all’XI secolo perché prima si riteneva che la zona fosse impenetrabile. Ancora oggi la strada che porta a Caprarola scorre in mezzo ai boschi.

I luoghi hanno visto l’avvicendarsi di ricche e nobili famiglie e della Chiesa di Roma, fino a quando la potente famiglia Farnese, verso la metà del 1500, decise di costruire qui una fortezza, la cui realizzazione su affidata al Sangallo, che però morì senza portarla a termine. 

Spettò quindi al Cardinale Alessandro Farnese, nipote dell’omonimo cardinale, che aveva sospeso i lavori dopo essere divenuto Papa con il nome di Paolo III, riprendere la costruzione dell’edificio, affidando il progetto al Vignola.

Costui decise di modificare il progetto iniziale, trasformando l’edificio da fortezza a scopo difensivo in un  leggiadro palazzo rinascimentale ad uso residenza estiva per la famiglia Farnese e la sua corte.

Così i bastioni divennero terrazze da cui ammirare la campagna circostante, fu aggiunto uno stupendo giardino ed una imponente scalinata isolò il palazzo dal borgo.

Il borgo di Caprarola fu posto a servizio del palazzo, quando si decise di tracciare una lunga strada diritta che dal borgo conduce al Palazzo, abbattendo case e palazzi che furono poi ricostruiti, tant’è che si possono ammirare ancora oggi. 

La visita di Palazzo Farnese mi ha lasciato completamente estasiata e dire che di regge, palazzi e castelli ne ho visti a centinaia, arredati ed affrescati, coperti di arazzi e mosaici o completamente spogli.

La struttura del palazzo è estremamente insolita; una pianta pentagonale si sviluppa intorno ad un cortile centrale, su cui affacciano due porticati, il secondo leggermente arretrato.

Una scala, chiamata la Scala Regia, si srotola sinuosa verso l’alto intorno a trenta colonne di pietra piperino.

Se si alza la testa si può ammirare la splendida cupola affrescata, così come affrescate ad opera del Vignola, sono le pareti intorno alla scala.

Tutte le stanze di entrambi i piani sono completamente dipinte.

Fra queste spiccano la Camera dell’Aurora, che era la camera da letto del cardinale, la Stanza dei fasti farnesiani e la Sala di Ercole. 

Si potrebbe pensare che questa profusione di affreschi possa creare un’eccessiva opulenza, ma non è affatto così, tutte le stanze risultano estremamente eleganti e raffinate.

Dopo la visita al Palazzo, si possono visitare gli “orti farnesiani”, una sorta di giardini terrazzati collegati da ponti, davvero molto belli. 

Questi giardini sono parzialmente nascosti all’interno di un bosco, poiché l’intenzione era quella di stupire il visitatore man mano che si addentrava nella boscaglia.

Statue, fontane e cascate affascinano ancora oggi i viaggiatori…

Ci lasciamo a malincuore il palazzo alle spalle per proseguire il nostro viaggio che ci porterà a soggiornare tre notti a Tivoli per la visita alla famosa Villa Adriana e non solo…seguiteci e avrete la sorpresa di scoprire insieme a noi una città insolita e affascinante!

 

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