Cliffs of Moher e Galway – 5° tappa del viaggio in Irlanda

Se c’è qualcosa che stiamo imparando da quest’esperienza in terra irlandese, è che non ci si deve far scoraggiare da un po’ di pioggia, anche se sono più di due gocce ed anche se alle latitudini a cui siamo abituati, abbiamo la pretesa che a luglio non piova e ci siano almeno 28°!

Qui però non è così e ce lo insegna anche questa nuova giornata che comincia alle 7:00 di mattina, senza la colazione, con un cielo grigio come quello del giorno precedente e con un traghetto su cui imbarcarsi alle 8:00 in punto per essere i primi ad attraversare quello stretto braccio di mare, che collega Tarbert, nella Contea di Kerry a Killimer, nella Contea di Clare.

In questo modo risparmieremo circa un centinaio di chilometri.

Abbandoniamo Tralee  deserta come l’abbiamo trovata e ci avviamo verso nord.

Il cielo è plumbeo e pioviggina, ma al nostro arrivo a Tarbert un timido sole sbuca fra le nuvole.

Mentre attendiamo il traghetto – siamo i secondi della fila d’imbarco – cerchiamo senza fortuna un bar dove fare colazione.

Ci dobbiamo accontentare di pochi biscotti secchi che abbiamo comprato qualche giorno prima al supermercato!

Finalmente si parte, qualche auto dietro la nostra e alcune moto, non c’è ressa di prima mattina.

Proprio nel bel mezzo della traversata ricomincia a piovere forte, ma all’attracco a Killimer ha già smesso.

 

Ci siamo lasciati alle spalle la Contea di Kerry ed entriamo in quella di Clare.

In questa contea siamo solo di passaggio per arrivare a Galway, ma non mancheremo di visitare le Cliffs of Moher, le famosissime alte scogliere a picco sull’oceano Atlantico e proprio di fronte alle isole Aran.

Dopo la Dingle Peninsula, torniamo a percorrere un altro tratto della Wild Atlantic Way in uno dei suoi tratti più caratteristici.

La Wild Atlantic Way percorre tutta la costa ovest dell’Irlanda per 2500 km., da Cork a Londonderry.

Avvicinandoci alla costa, infatti, attraversiamo Spanish Point, dove si dice che siano naufragati i marinai dell’equipaggio della “Invicible Armada” spagnola e Doolin, da dove ci si può imbarcare per la più piccola della Isole Aran, Inisheer.

 

Dovete sapere che la visita alle scogliere è completamente gratuita, ma non il parcheggio, il cui costo viene conteggiato non per auto, ma per persone presenti in auto.

Se da una parte si è “obbligati” a pagare il parcheggio, in quanto diversamente non c’è posto o occorre parcheggiare molto lontano e percorrere a piedi l’ultimo tratto, dall’altra parte si possono far scendere i passeggeri prima dell’arrivo al parcheggio, onde limitare il costo del biglietto ad una sola persona.

 

Il visitors centre scavato nella roccia è una buona soluzione, perché impatta meno visivamente con l’ambiente circostante, al quale tenta di integrarsi.

All’interno i bagni, un bar e un ristorante per il sollievo dei turisti si accompagnano ad un percorso interattivo con cui viene spiegato l’ambiente faunistico e floreale delle scogliere.

 

Noi però abbiamo fretta di ammirare le scogliere, che sono una delle mete turistiche più visitate dell’Irlanda e si dipanano per 8 km., raggiungendo nel punto più alto i 217 metri di altezza.

Una staccionata in legno, costruita per una forma di sicurezza, delimita tutto il ciglio della scogliera, ma i più temerari camminano al di là della staccionata…io che soffro di vertigini ed ho una fifa blu non sono fra questi.

Sicuramente mi precludo tanto, lo capisco dopo aver visto le foto scattate da mia figlia, che invece nonostante le mie proteste, si sporge  per vedere di più!

 

Sui prati alle nostre spalle troviamo cavallini pony e mucche dal manto rossiccio sdraiate a terra le une contro le altre per proteggersi dal freddo.

Infatti, nonostante il tempo ci abbia graziato, concedendoci il sole, un po’ pallido a dir la verità, c’è un vento freddo e fastidioso.

 

Percorriamo le Cliffs of Moher dirigendoci dapprima verso Hag’s Head, verso sud, ma percorrendo solo un breve tratto dei circa 4 km che separano i due luoghi.

Verso nord invece si va a Doolin, piccolo e pittoresco villaggio da dove partono escursioni in barca per ammirare le scogliere dal basso ed osservare anche la ricca fauna composta da una vastissima gamma di uccelli, fra cui vi è il simpaticissimo Pulcinella di mare.

Noi non andiamo oltre la Torre O’Brian, che sorge sul limitare della scogliera.

 

Siamo contenti di poter ammirare le scogliere in una giornata tutto sommato serena, con appena un po’ di foschia all’orizzonte, che ci permette tuttavia di intravedere il profilo di quella che è la più piccola delle Aran Islands.

 

Il posto è bello, forse un tantino troppo turistico, c’è tanta gente e ciò contribuisce a rendere meno affascinante e magico il luogo. Per ora abbiamo avuto fortuna ed i posti che abbiamo visitato erano meno affollati rispetto a questo.

A posteriori e con un po’ più di tempo a disposizione, consiglio di aggiungere alla visita delle scogliere dall’alto, l’escursione in barca.

 

Noi però dobbiamo ripartire per Galway; abbiamo ancora circa 80 km da percorrere, in un territorio, al confine fra la contea di Clare e quella di Galway,  che diventa aspro perché attraversato in gran parte dal Burren, che in gaelico significa “distretto pietroso” o “grande roccia”.

Si tratta infatti di un vasto tavolato calcareo, che ricopre gran parte della contea di Clare e che in parte forma il Parco Nazionale del Burren.

Ci fermeremo a Galway due notti, ma la visita alla città sarà limitata alle ore serali. Il secondo giorno infatti è dedicato alla visita delle Aran Islands.

 

Arriviamo a Galway verso le 16:30 del pomeriggio, ancora una volta il nostro bed & breakfast è defilato rispetto al centro città, quasi 3 km da percorrere, ma li facciamo volentieri e subito partiamo alla scoperta della città.

Un lungo viale su cui affacciano decine di bed & breakfast, tutti pieni fra l’altro, ci conduce in centro.

Qui si sta allestendo uno dei tanti festival estivi che si tengono a Galway, dove ogni occasione è buona per festeggiare.

 

Galway infatti è una città estremamente vivace e frizzante, più importante per il suo prestigio culturale che per il valore dei monumenti che vi si trovano. E’ stata infatti dichiarata capitale europea della cultura per il 2020.

Sorge sull’estuario del fiume Corrib, che prende il nome dal lago dal quale scaturisce.

Il centro città è pieno di negozi, caffè, ristoranti, pub con musica irlandese.

Ci lasciamo trasportare senza una meta precisa dal caos della città; transenne delimitano stand in allestimento in previsione del festival, una panchina con la seduta in granito ospita la statua in bronzo di Oscar Wilde, il celebre scrittore irlandese, ragazzi sui trampoli intrattengono la folla esibendosi come mangiafuoco, all’angolo di una via un ragazzo suona il suo strumento e le gioiellerie esibiscono il tradizionale anello di Claddagh.

Claddagh era un antico villaggio di pescatori, ora inglobato nel centro città, da cui deriva la tradizione di forgiare anelli che rappresentano due mani unite ad indicare l’amicizia, che stringono un cuore (amore), sormontate da una corona (lealtà).

Ora questi anelli di possono trovare in vendita per pochi euro o, se fabbricati in platino e brillanti, per migliaia di euro.

 

Visitiamo in rapida successione dall’esterno il Lynch Castle, un tempo castello cittadino, ora sede di una banca, per poi dirigerci verso lo Spanish Arch, che non è altro ciò che rimane di un prolungamento delle mura cittadine a protezione nelle navi ancorate per le operazioni di sbarco ed imbarco, che proteggevano la città e che furono distrutte dall’onda anomala che si generò in seguito al terremoto di Lisbona del 1755.

 

Risalendo il fiume Corrib, che molti percorrono in kajak, incontriamo un ponticello che segnala “passaggio Salmoni”, oltre il quale si distende nitido il profilo della cattedrale di Galway, a cui però contende temporaneamente la scena la sagoma blu di un grande circo.

 

Se dove segnalato salmoni non ne vediamo, al Salmon Weir Bridge, di fronte alla cattedrale, c’è un certo movimento, quando meno te lo aspetti un grosso pesce risale in superficie e salta fuori dall’acqua per un attimo, per poi scomparire di nuovo.

Il passaggio dei salmoni avviene nel periodo da febbraio a settembre con la massima concentrazione nei mesi di maggio e giugno!

 

Dal ponte alla cattedrale il passo è brevissimo e con la luce del tramonto la cattedrale assume un fascino davvero particolare, d’altra parte l’orario così avanzato non ci permette di visitarne l’interno, che dicono sia molto bello ed insolito.

La cattedrale di Nostra Signora Assunta in cielo e San Nicola, detta più semplicemente cattedrale di Galway, fu costruita fra 1958 ed il 1965, fuori è di pietra grigia con tetti e cupola di un insolito verde, l’interno, che purtroppo non abbiamo potuto ammirare, dicono sia un tripudio di archi e vetrate colorate.

 

Continuiamo a passeggiare per le strade di Galway, fino ad arrivare in una zona con alcuni murales che rappresentano artisti della musica pop e rock di qualche decennio fa, altri palazzi non abitati sono stati dipinti con queste forme artistiche.

Galway è più una città ricca di atmosfere che di monumenti storici, ma vale la pena visitarla per la sua vivacità, i suoi colori, i suoi pub e ristoranti, la musica che si può ascoltare ad ogni angolo di strada.

 

La cosa più importante, inoltre, è che rappresenta un’ottima base di partenza per tante escursioni giornaliere; oltre alla visita delle Cliffs of Moher che noi abbiamo fatto in mattinata, si può prendere un traghetto per le Aran Islands o organizzare una gita al Parco Nazionale del Connemara.

E noi non mancheremo di effettuarle tutte…

Prossima tappa del viaggio on the road in Irlanda → Aran Islands!

 

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