Siem Reap: tra i templi di Angkor Wat e non solo

Chi dice che la Cambogia è solo Angkor Wat si sbaglia, è molto di più…

 

…è il racconto della storia di un popolo che ha subito torture ed ingiustizie dai Khmer rossi e che sta facendo di tutto per risorgere, è il racconto della lotta tra induismo e buddismo nel corso degli anni, è il racconto di come la natura, se lasciata al suo spontaneo mutamento, possa diventare parte stessa delle rovine e creare scenari meravigliosi, è il racconto della vita di persone comuni, come noi.

 

Vieni catapultato in questo incredibile pezzo di mondo che è la Cambogia  non appena scendi dall’aereo.

Anche l’Aeroporto è stato costruito ispirandosi all’architettura asiatica e durante l’intero tragitto in tuk-tuk per arrivare in albergo, ho capito che è davvero tutto molto diverso da quello che siamo abituati a vedere camminando per le strade delle nostre città!

Mucche magrissime al ciglio della strada insieme a furgoncini ambulanti che vendono benzina in vecchie bottiglie di vetro, quantità industriali di fili della luce che fanno da decorazioni natalizie da un palazzo all’altro, intere famiglie da 4 componenti sopra ad un unico motorino con il rischio di  un incidente ad ogni incrocio, a causa della mancata precedenza e noci di cocco appesi come grappoli d’uva agli ombrelloni dei bazar.

 

La Cambogia è il regno dei templi e sarebbe davvero un peccato non visitarne  qualcuno perché non considerato di principale interesse dalle guide turistiche.

Ma sono talmente tanti ed alcuni anche dislocati in punti abbastanza lontani, che abbiamo deciso di farci accompagnare per la visita da qualcuno che potesse raccontarci le storie di questi luoghi in lingua Italiana e che conoscesse bene la zona.

Abbiamo trovato questa figura in Alessandro (Alessandro Cambogia Tours sul web), un signore Italiano che vive in Cambogia da ben 15 anni!

Ci ha proposto un tour di due giorni, che pensare di affrontare da soli sarebbe stato un po’ complicato e dispendioso:

 

GIORNO 1: Angkor Wat + Ta Prohm + Banteay Srei + Ta Som + Preah Khan + Angkor Thom: Bayon, Terrazza del Re Lebbroso, Terrazza degli Elefanti, Phimeanakas

GIORNO 2: Beng Mealea + Kompong Khleang (villaggio galleggiante di pescatori sul Tonle Sap)

 

Prima dell’inizio di questo mini-tour, abbiamo potuto usufruire di una mezza giornata per orientarci ed immergerci appieno nel clima Cambogiano, iniziando  con la visita serale dei templi, poiché eravamo arrivati il giorno antecedente la partenza del tour.

La prima cosa che consiglio di fare è recarsi alla biglietteria ufficiale di Angkor, chiedendo alla reception del vostro Hotel di organizzarvi  il trasporto con un loro tuk-tuk driver. Il prezzo dei biglietti è aumentato da Febbraio 2017 e il costo giornaliero ammonta a 37$, per 2 giorni a 62$ e per 1 settimana a 72$.  

Ci hanno rilasciato un tesserino identificativo con sopra una foto, che scattano al momento del pagamento, questo sarà il vostro lasciapassare per entrare in tutte le zone dei templi; tenete anche conto che se comprate il biglietto dopo le 17:00 del giorno prima, potete già entrare per gli ultimi momenti della giornata.

Noi non ce lo siamo fatto ripetere due volte e ci siamo recati al Pre Rup per ammirare il tanto famoso tramonto dalla cima del tempio.

Non avevo mai visto un sole di un rosso fuoco così intenso! Inutile dire che la luce del crepuscolo rende l’atmosfera molto romantica e rilassante e fa apprezzare ancora di più queste incredibili costruzioni di pietra arenaria.

 

GIORNO 1

ANGKOR WAT

La prima tappa del nostro tour non poteva che iniziare con la tanto venerata Angkor Wat.

Se avete modo, svegliatevi presto, per poter ammirare l’alba, con la luce che spuntando dalle cime del tempio, lo riflette sullo stagno situato accanto al viale che porta alla struttura principale.

Angkor Wat significa Tempio della Città e rappresenta il Monte Meru (casa degli Dei).

L’entrata principale è situata a ovest e per superare il vastissimo fossato che conduce alle tre porte d’entrata occorre percorrere una passerella rialzata sull’acqua.

Entrando dalla porta di destra, si trova un’imponente statua di Visnu, a cui il sovrano Suryavarman II decise di dedicare il tempio.

Oltrepassata la porta, un cortile vastissimo con un viale conduce ad Angkor Wat. Rimanere impressionati dagli spazi generosi di questo posto è inevitabile.

Tutti i muri esterni del sito sono decorati con danzatrici Khmer chiamate Apsara… nella zona delle porte abbiamo potuto ammirare l’unica che mostra i denti.

Questa e tante piccole curiosità le abbiamo scoperte grazie ad Alessandro, la nostra incredibile guida, che ci ha anche illustrato tutte le scene rappresentate lungo il corridoio di sinistra. La più particolare è sicuramente la Zangolatura nell’Oceano di Latte.

All’interno del complesso principale si possono incontrare monaci che seduti a terra invitano i turisti a sedersi con loro e per qualche dollaro esprimono un loro desiderio regalandogli un braccialetto portafortuna.

Non lasciatevi tentare dalla salita al terrazzo delle tre torri principali, oltre alla lunga fila, una volta arrivati in cima, non troverete nulla di speciale! Molto meglio approfittare di aggiungere la visita di un tempio al vostro tour.

TA PHROM

Decisamente il mio preferito!!

E’ conosciuto da tutti come il tempio di Tomb Raider, perchè qui è stata girata una scena del film in cui Lara Croft esce da una porta del tempio completamente avvolta dalle radici.

Questo è uno dei pochi templi rimasti nelle stesse condizioni di quando è stato trovato, con i suoi alberi altissimi e radici robuste che inglobano perfettamente tutta la struttura mantenendola intatta.

La nostra guida qui ci ha mostrato una cosa che non notano tutti: da una finestra di un corridoio si ha la vista su un attorcigliamento di radici, che lascia scoperto solo un piccolo pezzettino di muro, da cui  spunta l’immagine di un volto! Questo scenario è stato immortalato in una foto molto famosa pubblicata sulla rivista del National Geographic…come fare a resistere!? Ho provato a scattarne una pure io.

 

BANTEAY SREI

Questo tempio è un po’ più distante dagli altri, ma merita assolutamente la visita.

Durante il tragitto abbiamo incontrano lungo la strada tante bancarelle di venditori locali che commercializzano lo zucchero di palma ricavato dalle piante che crescono in questa zona.

Gli abitanti ricavano delle gustose praline di zucchero avvolte nelle foglie di palma essiccate, che ricordano il sapore del miele e del caramello, davvero buone!

Dopo questo breve break per la strada, siamo arrivati nell’oasi incantata che ospita il Banteay Srei.

In mezzo alla giungla, in una zona ancora incontaminata, sorge questo tempio chiamato Fortezza delle Donne, a causa delle decorazioni incise sulla pietra, così minute e delicate, che solo mani di donna avrebbero potuto scolpire in modo così preciso.

Il tempio spicca in mezzo al verde degli alberi grazie alla sua pietra color rosso fuoco.

Non è grandissimo, ma sicuramente fa la sua figura, considerando che ancora oggi è praticamente quasi tutto intatto.

 

TA SOM

Ritornando nella zona principale dei templi abbiamo fatto una breve fermata a questo piccolissimo tempio di cui è rimasta intatta solo una porta.

Da un lato, si possono notare in cima tre volti scolpiti, dall’altro la porta è parzialmente ricoperta da radici bianche di un grossissimo albero.

Ricorda un po’ il Ta Phrom, infatti anche qui si scorge un’Apsara che fa capolino dalle radici.

 

PREAH KHAN

Aver saltato la fila per salire nella parte superiore dell’Angkor Wat, ci ha permesso di poter vedere anche questo tempio inizialmente fuori programma.

L’ingresso è formato da un ponte che scavalca il fossato, che circonda il recinto esterno ed è ornato da due file contrapposte di statue gigantesche che tirano un enorme Naga (serpente).

Il complesso è caratterizzato da un lungo corridoio, il cui cuore è una stanza quadrata che prende il nome di Sala delle Danzatrici, a causa delle decorazioni di donne che ballano, poste sopra le quattro porte.

All’interno abbiamo incontrato anche una vecchietta molto simpatica che è solita stare lì e per qualche spiccio ci ha donato un braccialetto portafortuna.

 

ANGKOR THOM: Bayon, Terrazza del Re Lebbroso, Terrazza degli Elefanti, Phimeanakas

Con il calar del sole e dopo una giornata così dura, non chiedevamo altro che riposare un po’, ma avevamo lasciato il pezzo forte per ultimo.

Passando dalla porta Nord dell’Angkor Thom, nella lunga strada che porta al Bayon, si possono incontrare distese di prato appena tagliato e la Terrazza del Re Lebbroso e degli Elefanti.

Non è altro che una terrazza che si estende per il lungo, in cui la prima parte è dedicata ad un Re definito lebbroso, perché fu trovata una statua rovinata sul volto e la seconda parte i cui muri sono decorati da elefanti dalle svariate dimensioni.

Dietro alla terrazza si trova il Phimeanakas, un piccolo tempio piuttosto consumato che non è nulla di speciale.

La strada termina in una rotonda davvero enorme.

Nelle nostre città siamo abituati a vedere aiuole con piante e fiori, qui invece sull’aiuola sorge uno dei templi più belli di tutta Angkor.

Il Bayon non è altro che una struttura che si sviluppa in altezza caratterizzata da una quarantina di torri in cui vi sono scolpiti ben 200 visi. Il sole che tramontava e spuntava dietro ai profili dei volti ci ha fatto apprezzare ancora di più questo tempio la cui unicità è evidente al primo sguardo.

 

GIORNO 2

 

BENG MEALEA


A ben 45 minuti di macchina da Siem Reap si trova questo tempio per la maggior parte distrutto e percorribile tramite delle passerelle in legno.

Si trova praticamente in mezzo alla giungla e con la nostra guida per un breve tratto ci siamo addirittura addentrati in zone non accessibili ai turisti. Gli alberi e la pietra scolpita sono un tutt’uno e creano uno scenario indescrivibile.

Sul retro della struttura abbiamo trovato una liana vecchia 200 anni capace di reggere il peso di più persone contemporaneamente. E’ stato veramente incredibile, sembrava di essere nel film Disney “Tarzan”!!

 

KOMPONG KHLEANG

E’ un villaggio di pescatori che si sviluppa a ridosso del grande lago Tonle Sap a Sud di Siem Reap.

Una strada di terra battuta conduce alla piazza del villaggio,  da dove partono dei piccoli battelli che percorrono la parte finale del corso d’acqua su cui nasce l’insediamento.

Qui le rive sono coperte di palafitte altissime, dove abitano le famiglie dei pescatori. Già di per sé, il verde della vegetazione, il marrone dell’acqua e le casette dai mille colori creano un contrasto mozzafiato!

Ritrovarsi però in mezzo agli allevamenti di pesce e alle barchette dei pescatori, mi ha fatto innamorare completamente di questo luogo.

Più ci si avvicina al lago, più si iniziano ad incontrare le case galleggianti abitate o adibite a farmacie, scuole ed alimentari, ce n’era addirittura una che ospitava la locale stazione della Polizia.

Poco prima di entrare in “lago” aperto abbiamo notato qualche pescatore che a torso nudo si immergeva nelle acque per pescare con le reti e qualche bambino che giocava con i cani  lungo le rive del fiume.

Era il periodo in cui le acque del lago e del fiume erano in secca, ma gli abitanti del luogo ci hanno raccontato che quando arriva la stagione estiva, il lago sommerge addirittura gli alberi.

Entrambe le stagioni regalano uno scenario spettacolare, anche se decisamente differente.

La prima cosa che ho pensato addentrandomi in questo piccolo villaggio è stato provare un po’ di pena per le condizioni di povertà in cui vive la popolazione di Kompong Khleang, in realtà però: sono ricchi!

Pensate che ogni famiglia possiede una seconda casa in un villaggio nell’entroterra che utilizzano per disintossicarsi dall’aria malsana del lago. Inoltre siamo venuti a conoscenza dalla guida che pescano almeno 10.000 kg di piccoli pesciolini al giorno.

E sapete a quanto li vendono? 1$ ogni 10 kg. Sembra poco, ma con un breve calcolo si può capire che al giorno guadagnano un bel gruzzoletto in confronto al resto della popolazione.

 

 

E che dire di Siem Reap? E’ una città piena di vita!

 

Non è solo un luogo per turisti pieno di hotel, ristoranti e taxisti (in questo caso tuk-tuk driver)! E’ nata principalmente come punto di appoggio per visitare il sito dei templi di Angkor, ma ciò nonostante riesce a mantenere la sua forte identità.

Durante il giorno è praticamente deserta, ma la sera si anima: bar che sparano a tutto volume le hit più in voga dell’anno, musicisti di strada che per qualche soldo deliziano gli angoli delle strade con il suono dei loro strani strumenti, mercatini notturni di artigianato locale illuminati con deliziose lucine, tuk-tuk driver che cercano in tutti i modi di accaparrarsi più clienti possibili da riaccompagnare in Hotel e la gente che mangia, beve, chiacchiera e si diverte…

DOVE ABBIAMO MANGIATO


Il Forno (Pari’s Alley, 16 The Lane – una traversa di Pub Street) – Ristorante Italiano che oltre a fare un’ottima pizza si cimenta con ottimi risultati in piatti della tradizione Italiana come la pasta e una parmigiana da leccarsi i baffi!

Le Malraux (Sivatha Rd) – La parte esterna di questo ristorante parla da sola! Ci sono piante e fiori che pendono dal pergolato in legno e creano un’atmosfera davvero suggestiva, sembra di essere in mezzo alla giungla! La loro specialità è il pesce.

Beng Mealea Kitchen (Sot Nikum – sulla strada di ritorno dal tempio) – Ristorante in mezzo alla giungla e da considerarsi quasi di lusso: con aria condizionata, bagni puliti e un ottimo cibo. Da provare assolutamente la Amouk Soup e la Vegetables Soup, squisite!

 

DOVE ABBIAMO ALLOGGIATO

Chez Moi Residence & Spa (Street 22)

Non potevamo scegliere Hotel migliore! Pulito e con un personale davvero cordiale e disponibile.

’ingresso dell’Hotel è nascosto dalla vegetazione, ciò lo rende una sistemazione piuttosto tranquilla e riservata.

Ci hanno accolto nella hall dandoci il benvenuto con un piccolo buffet e delle deliziose sciarpe colorate realizzate a mano da artigiani locali.

Proseguendo verso gli alloggi si incontra la piscina in pietra grigia con una piccola cascatella sempre in funzione.

Tutto interno agli alloggi, che circondano la piscina, ci sono canne di bambù e palme e qualche tavolino per la colazione.

La nostra stanza era a dir poco enorme, in dotazione avevamo anche un accappatoio e delle pantofole!

Hanno anche qualche autista sempre disponibile che con il tuk-tuk ti può portare in centro (Pub Street), che dista  solo 5 min.

 

Prossima tappa del viaggio in Cambogia → Battambang!

 

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