Istanbul in 3 giorni – il mio viaggio in Turchia

Istanbul era la tappa del nostro viaggio in Turchia che più mi preoccupava a livello di sicurezza; una città molto grande, con tantissime persone, mezzi di trasporto da prendere ed il ricordo ancora fresco degli ultimi attentati.

Come già raccontato nell’articolo generale sulla Turchia però, leggendo pareri e recensioni di chi vive lì, mi sono piano piano ricreduta, constatando poi di persona che Istanbul non è affatto una città pericolosa.

Anzi, Istanbul è una città colorata, allegra, ricca di tradizioni e culture diverse, moderna ed antica, religiosa ed atea. Qui infatti gli opposti convivono pacificamente.

Ci sono quartieri più conservatori, dove i turchi indossano gli abiti tradizionali e le donne vestite con tuniche nere con il burqa, e quartieri moderni, con vie piene di negozi, grattacieli e persone che passeggiano con il cellulare sempre all’orecchio.

Se ripenso ad Istanbul mi vengono in mente, come un flash, tanti spezzoni di vita quotidiana:

Come i commercianti che allestiscono i propri banchi con spezie e formaggi, la signora che ci ha preparato la nostra prima spremuta di melagrana, i bimbi che giocano per strada tra i panni appesi ad asciugare, una ragazza con il velo che passeggia con una ragazza dai capelli sciolti, i pescatori appostati tutto il giorno lungo il ponte di Galata…

Questi sono i ricordi che mi rimangono impressi, ancor più dei monumenti, che pure ad Istanbul sono notevoli! Scoprire una cultura diversa dalla mia si è rivelata la cosa più significativa che mi abbia regalato questa città.

Istanbul è una città unica, è speciale per tante cose: per essere una delle 17 città al mondo che sorge su 7 colli (come Roma, Lisbona, Atene e Praga) per essere la sola al mondo divisa tra due continenti, quello Europeo e quello Asiatico; e per avere uno skyline particolare, punteggiato da moschee ed alti minareti.

A dividerla nei due continenti è il Bosforo, il canale che collega il Mar Nero con il Mar di Marmara.

Per potersi orientare meglio però, è opportuno suddividere Istanbul in tre settori: il lato asiatico, la zona europea tra il Corno d’Oro e il Bosforo e la penisola tra il Corno d’Oro e il resto del continente Europeo.

Il Corno d’Oro è un estuario preistorico invaso dal mare che un tempo divideva l’antica Bisanzio-Costantinopoli a Sud dalla colonia Genovese di Pera-Galata a Nord.

Lungo circa 7 km, prende il nome dalla forma arcuata e dal gioco di luci che crea il sole al tramonto riflettendosi sulle sue acque. Posso confermare senz’altro che da qui si gode uno spettacolo unico, da non perdere!

Nel lato asiatico più che altro si trovano quartieri residenziali, centri commerciali, uffici di grandi compagnie internazionali ed enormi grattacieli.

Nella zona tra il Corno d’Oro e il Bosforo invece si trova la famosa Torre di Galata e Piazza Taksim, nonché la zona moderna della città, con hotel di lusso, scuole, università internazionali, residenze, palazzi d’epoca e le vie con i negozi delle più famose catene di abbigliamento.

Invece nella vecchia Costantinopoli, dove un tempo sorgeva l’impero bizantino, si trovano quasi tutti i monumenti principali, racchiusi nel quartiere di Sultanahmet, tra cui la Moschea Blu, Santa Sofia, Cisterna Basilica, Palazzo Topkapi e Gran Bazaar.

Questo quartiere costituisce il vecchio centro storico, ricco di mercati, vie acciottolate e ristoranti.

Tutto intorno si aprono alcuni dei quartieri più antichi e particolari dell’intera città, dove in passato numerose popolazioni europee vi si trasferirono attirati dalla fiorente bisanzio. E’ un tripudio di tradizioni e specialità culinarie differenti.

Se si hanno pochi giorni a disposizione, anche per risparmiare un po’ sul costo dei trasporti, che comunque non è esoso, è bene trovare un alloggio a Sultanahmet o nelle zone vicine di Eminönü e Sirkeci.

I trasporti sono puliti ed efficienti, considerato il fatto che la città è davvero grande e trafficata.

Per cui acquistare l’Istanbul Card è doveroso, una carta valida per metro, tram e traghetti, che si può acquistare in chioschi vicino alle principali fermate del tram al costo di 7/8 Lire Turche (poco più di 1€).

Può essere utilizzata da più persone contemporaneamente e la si può ricaricare in appositi apparecchi posti nelle principali fermate. Maggiori informazioni in questo articolo.

Abbiamo volato con Pegasus Airlines, la compagnia low cost della Turchia, e siamo atterrati domenica sera, intorno all’orario di cena, all’Aeroporto Internazionale di Istanbul-Sabiha Gökçen.

L’aeroporto si trova nel lato asiatico e per arrivare a Sultanahmet è necessario prendere un pullman bianco della compagnia Hava Bus diretto al porto di Kadikoy (45 min circa) per poi prendere un traghetto per attraversare il Bosforo ed arrivare al porto di Eminönü (20 min circa). Da qui a Sultanahmet è una breve passeggiata (in salita).

In questo modo siamo subito entrati in contatto con la città e ci siamo fatti un’idea delle distanze e della disposizione dei vari monumenti (che si vedono tutti anche via mare).

Questa formula di viaggio è possibile solo se l’aereo atterra entro le ore 19:30, poiché l’ultimo traghetto parte alle ore 21:00.

Istanbul è una città talmente grande che è necessario avere fissato un itinerario preciso e dettagliato, da rispettare, diversamente il rischio è quello di non riuscire a visitare tutto ciò che ci si era prefissati.

Noi abbiamo deciso di dividere le nostre giornate in questo modo:

GIORNO 1: visita ai quartieri di Fatih, Fener e Balat, patrimonio dell’UNESCO, con una guida privata di “Scoprire Istanbul” e la zona di Ortaköy.

GIORNO 2: Moschea Blu, Ippodromo, Santa Sofia, Cisterna Basilica, Gran Bazaar, Bazaar delle Spezie quartiere e torre di Galata, İstiklal Caddesi, Piazza Taksim e crociera sul Bosforo di 2 ore al tramonto.

GIORNO 3: Palazzo Topkapi

Riconosco che i tempi possano sembrare abbastanza stretti, soprattutto il 2° giorno, ma impostando la sveglia presto siamo riusciti a visitare i principali monumenti evitando la ressa dei  turisti ed a goderci tutto tranquillamente senza stress.

Per la nostra 3° giornata invece avevamo a disposizione solo la mattina, in quanto al pomeriggio ci siamo diretti in aeroporto per raggiungere la Cappadocia.

Ma andiamo con ordine.

 

GIORNO 1 – I QUARTIERI DI FATIH, FENER E BALAT

Scoprire Istanbul” è un sito gestito da un ragazzo italiano e una ragazza turca che vivono ad Istanbul ed oltre a scrivere articoli molto belli ed utili per visitare la città, organizzano visite guidate.

La più interessante e particolare è sicuramente la visita guidata ai quartieri di Fatih, Fener e Balat.

Questi sono i più antichi della città e si trovano dove un tempo sorgeva Costantinopoli, quindi sul lato europeo, molto vicino a Sultanahmet.

Fanno parte del patrimonio dell’UNESCO e sono un insieme di strette stradine acciottolate, case in legno diroccate in stile ottomano, mercati con esposte prelibatezze turche e moschee.

Nel corso degli anni, diversi popoli hanno deciso di trasferirsi qui, nell’antico impero bizantino, che prosperoso prometteva grandi ricchezze.

Di conseguenza oggi giorno le tradizioni culinarie, i costumi e gli stili di vita si intersecano in un meraviglioso groviglio di etnie.

Qui è dove si ha un impatto diverso sulla città, non solo bei monumenti da fotografare, ma tanto da scoprire.

Per questo ci siamo voluti affidare alle mani esperte di chi vive e conosce queste zone, Kadir, la nostra guida, che ci ha saputo illustrare le meraviglie e le curiosità di questa zona.

Il punto di ritrovo è stato alle ore 9:00 al porto di Eminönü, per fortuna l’unico luogo che avevamo già visto la sera prima durante il nostro arrivo, e dopo aver preso l’autobus per un breve tratto scendiamo in via Atatürk Blv, nel grande quartiere di Fatih.

Come prima cosa ci dirigiamo nella zona di Zeyrek, dove vediamo un primo esempio di case tipiche ottomane in legno di almeno 200 anni.

La maggior parte sono in vendita e notiamo subito che alcune sono piuttosto fatiscenti, altre invece sono in buono stato.

Quando vengono acquistate, facendo parte dell’UNESCO, per ristrutturarle, alcune grandi compagnie o enti fanno donazioni e si può trovare affissa sui muri esterni della casa una targa con i nomi di chi ha contribuito alla ristrutturazione.

Istanbul è una città a rischio sismico, quindi un tempo  le case venivano costruite in legno, essendo un materiale molto elastico, ma, al tempo stesso essendo Istanbul sul mare, il legno si deteriorava in fretta.

E’ per questo motivo, che quando oggi giorno si procede al recupero di queste strutture, si utilizza dapprima uno strato di cemento,  rivestito successivamente da uno strato di legno idoneamente trattato.

Camminare lungo queste stradine acciottolate tra case in legno è davvero affascinante ed interessante, abbiamo scoperto molto sulla vita quotidiana di queste persone.

 

In questa zona sorge anche la moschea di Zeyrek, in passato Monastero Bizantino di Cristo Pantocratore. Ad Istanbul molte delle attuali moschee infatti, sono nate come chiese cristiane e poi trasformate in moschee, un noto esempio è Santa Sofia

Dopo aver superato labirintiche viuzze, giungiamo al mercato alimentare di Fatih.

Si trova su Itfaiye Caddesi, un viale alberato pedonale con negozi ai lati dove vendono carne, frutta secca, spezie, dolci, miele, formaggio ed olive…di tutto e di più.

Qui si possono trovare tantissime tipicità provenienti da zone diverse della Turchia, infatti Fatih è il quartiere dove vivono la maggior parte di immigrati, soprattutto dalle zone dell’estremo est anatolico.

Grazie alle numerose influenze, questa zona è considerata il centro gastronomico della città, dove si trovano alcuni dei migliori ristoranti tradizionali.

All’incrocio con Serdap Sk si può ammirare una parte molto ben conservata dell’Acquedotto di Valente.

Un acquedotto di origine romana che portava l’acqua dalle antiche mura dell’impero bizantino fino alle cisterne, la più nota è la Cisterna Basilica, utilizzata per rifornire Palazzo Topkapi.

In questa zona si trovano bar frequentati da gente del posto che servono il tipico tè nero turco e tè alla mela, in minuscole sedie ed altrettanto bassissimi tavolini.

Questo perché, secondo la religione islamica, quando ci si siede a tavola, più basse sono le sedie e meno è la voglia di mangiare perchè lo stomaco si schiaccia.

Percorrendo una stretta stradina che risale la collina lungo Serdap Sk, costeggiando l’acquedotto, si giunge all’entrata della maestosa Moschea di Fatih.

Ed è qui, in uno dei quartieri più religiosi e conservatori, che scopriamo gli elementi caratteristici di una moschea:

  • alti minareti, che sono l’equivalente dei nostri campanili, dai quali i Muezzin chiamano alla preghiera 5 volte al giorno.
  • La figura dell’Imàm equivale al nostro prete, una “Guida spirituale” che conduce la preghiera.
  • Il mihrab è una nicchia inserita nel muro della moschea orientato verso la Mecca. I fedeli quando pregano devono orientarsi verso esso.
  • Il minbar è simile al nostro pulpito, si trova sulla destra del mihrab e da qui l’Imam legge i versetti del Corano.
  • Il saḥn è il giardino della moschea, circondato da arcate su ogni lato. Questa zona, molto tranquilla e ben curata, viene definita il paradiso, un luogo dove prepararsi ed entrare nel clima giusto per pregare, può essere paragonato ai chiostri delle nostre chiese.
  • Per purificarsi, sia all’esterno che nella corte posta tra il giardino e la moschea, solitamente sono presenti delle fontane, dove i credenti prima di entrare devono lavarsi in modo particolare alcune parti del corpo.
  • I lampadari dentro alle mosche sono molto bassi e tra le luci talvolta, vi sono appese delle uova di struzzo vuote. Queste hanno la funzione di tenere lontano i ragni e quindi non si formano le ragnatele, per togliere le quali, inevitabilmente si andrebbe anche a distruggere i ragni.  La leggenda infatti narra che Maometto, per sfuggire a chi voleva catturarlo, si rifugiò in una grotta dietro a una tela molto spessa di un ragno, che gli salvò la vita. Di conseguenza i ragni sono sacri per la religione islamica.
  • I colori maggiormente utilizzati per decorare gli interni delle moschee sono il  rosso, il  blu e il verde e non ci possono essere disegni o quadri con raffigurazioni di persone, cose e animali, solamente motivi floreali o geometrici, caratterizzati da forme e linee.
  • Le donne e gli uomini quando pregano all’interno di una moschea devono essere separati, nella moschea di Fatih la zona riservata alle donne è al secondo piano. Oggi giorno però le cose sono un po’ cambiate e uomini e donne possono pregare insieme.

Queste sono solo alcune delle tante curiosità che abbiamo scoperto dentro a questa bellissima moschea, scalzi e seduti in cerchio nel centro del tappeto colorato che ricopre il pavimento.

Avvolti nel silenzio, assorti nei racconti e guardandoci intorno…abbiamo provato una forte emozione.

Uscendo dalla moschea si viene catapultati dentro a una strada piena di vita, colori e odori nell’aria.

Siamo nel quartiere Maltese e qui sono famosi i tanti forni che cucinano pane caldo e dolci tipici.

Impossibile non fermarsi ad assaggiare i tanti biscotti con spezie e frutta secca.

Scopro con grande piacere che in Turchia amano le cose dolci e non hanno paura di abbondare con miele e zucchero.

 

Ci addentriamo in un groviglio di stradine acciottolate fino ad arrivare a Fener, il quartiere greco.

Passeggiando tra le strade è impossibile non vedere il Rum Lisesi, il Liceo Greco Ortodosso dai mattoni rossi in cima alla collina, peccato non sia più utilizzata come scuola.

Ci ritroviamo a camminare tra vecchie case ottomane  in legno tutte colorate, in mezzo a bambini che giocano per strada. Qui la vita scorre lenta e tranquilla.

La zona è piuttosto fatiscente, ma punteggiata da bar, caffè, ristoranti colorati alla moda, che attirano molti giovani.

C’è anche un’associazione che tiene i bambini dopo la  scuola, li fa giocare e studiare.

E’ davvero bello quando la comunità si impegna e lavora per migliorare il quartiere, pensate che tutto quanto poi è Patrimonio dell’UNESCO!!
Una delle zone che ho preferito, aveva piante rampicanti tra gli edifici, ombrelli colorati per ripararsi dal sole e scale multicolore.

Ci siamo fermati qui a mangiare, in un posticino intimo, con luci soffuse, assaggiando specialità tipiche turche. Davvero tutto delizioso e non troppo speziato.

Sempre a Fener c’è il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, l’equivalente di San Pietro a Roma per la religione Cristiano – Ortodossa. E’ una delle cinque sedi principali della chiesa cristiana, molto importante, custodisce anche la colonna dove Gesù fu flagellato, ma pochi turisti vi si recano.

Con una bellissima architettura, una volta dentro abbiamo scoperto alcune delle caratteristiche principali della religione Cristiano – Ortodossa.

Ad esempio non ero a conoscenza del fatto che i fedeli toccano e baciano ogni statua o quadro raffiguranti i santi o che le loro sedie hanno degli “appoggia-braccia”, tipo braccioli. E’ stato quindi molto interessante.

 

Lasciamo questa zona per dirigerci verso Balat, il quartiere ebraico.

Per strada, costeggiando, il Corno d’Oro, incontriamo la piccola Chiesa Bulgara Sveti Stefan Kilisesi, costruita in ferro in 1 giorno solo!

Entrando nel vivo del quartiere di Balat si notano anche qui le tipiche case ottomane in legno, forse ancora più in rovina che negli altri quartieri.

Davvero un peccato, perché in passato questa era una delle zone più ricche, abitata da famiglie benestanti, che però con il tempo, a seguito di terremoti, si trasferirono altrove.

L’UNESCO ha come progetto la riqualificazione di questi edifici e strade, si può vedere infatti come questa zona stia rifiorendo.

Ma è proprio questo mix tra nuovo e vecchio che rende interessante il quartiere!

Passeggiando per le strette stradine abbiamo notato alcuni negozi davvero particolari, uno dell’usato, dove vendono ogni tipo di cose, e uno di bevande, dove si possono trovarne di ogni marca e genere.

Arrivando sulla sommità di Balat si entra in un parco da cui si può ammirare un panorama mozzafiato su tutto il Corno d’oro.

Proseguendo per la ripida salita si entra nel vivo del quartiere Armeno, delimitato dalle vecchie mura che un tempo segnavano il confine dell’impero bizantino.

L’ultima tappa del nostro tour guidato è la Chiesa bizantina di San Salvatore in Chora, con stupendi mosaici e affreschi che ricostruiscono la genealogia di Gesù.

Ci siamo salutati sorseggiando il terzo cay della giornata in un bar di fronte alla Chiesa tirando le somme di una fantastica giornata alla scoperta dei posti meno conosciuti di Istanbul.

In un solo pomeriggio abbiamo avuto la possibilità, oltre che scoprire molte curiosità sulla vita dei Turchi, di vedere tantissime sfaccettature di questa città.

La particolarità e il fascino di questi luoghi infatti sta proprio nel fatto che basta svoltare un angolo di una strada per trovarsi proiettati in un mondo completamente diverso da quello del vicolo precedente. Ripensando a tutti i miei viaggi,  solo Istanbul ha questa capacità affascinante.

 

La visita doveva durare dalle 9:00 alle 15:00, ma ci siamo un po’ dilungati ed abbiamo terminato alle 17:00, per noi nessun problema, infatti avevamo già previsto di dedicare poco altro tempo ancora alla visita della città nella nostra 1° giornata ad Istanbul.

Considerato  l’orario ci siamo diretti a Ortaköy, il punto più lontano che avevamo intenzione di  visitare durante il nostro soggiorno nella capitale turca.

Ortaköy è la zona lungo il Bosforo che si trova in prossimità del Ponte dei Caduti del 15 luglio; il primo dei tre ponti sul Bosforo che servono per collegare Europa ed Asia.

Nel quartiere di Beşiktaş, Ortaköy non è altro che una piazzetta lastricata con qualche bar e ristorante e una piccola moschea con 2 minareti.

In base alla descrizione potrebbe sembrare un posto come un altro, ma la posizione della moschea, a picco sul Bosforo e con il Ponte sullo sfondo, rendono il luogo, soprattutto al tramonto, davvero romantico.

E’ una zona molto frequentata dalle famiglie del luogo e dai giovani universitari, è piena di vita e perfetta per un aperitivo o cena con vista.

 

GIORNO 2 – IL GIRO CLASSICO DELLA CITTA’

QUARTIERE DI SULTANAHMET

Una volta scoperte le tradizioni, specialità gastronomiche e la vita quotidiana a Istanbul, siamo pronti per immergerci tra i monumenti più importanti della città.

Il nostro hotel si trova nel cuore del quartiere di Sultanahmet, tanto che dalla terrazza si può ammirare l’Ippodromo e la Moschea Blu, ed abbiamo sfruttato questa posizione vantaggiosa per recarci nei vari punti di interesse di mattina presto,  evitando le folle dei turisti.

L’Ippodromo di Costantinopoli non è altro che una grande piazza ovale accanto alla Moschea Blu, con al centro l’Obelisco di Teodosio e la Colonna di Costantino, un tempo questo spazio veniva utilizzato come punto di ritrovo per gare e/o scontri politici. Una curiosità che non tutti sanno è  che i cavalli della basilica di S. Marco provengono proprio da qui.

Per entrare nella Moschea Blu si passa per un piccolo giardino interno (paradiso), la porta da cui si entra per i turisti è sulla destra ed è necessario avere capelli (per le donne), spalle e ginocchia coperte.

Purtroppo ad ottobre 2018, la moschea era in ristrutturazione, come del resto molti altri monumenti della città, e quindi non abbiamo potuto osservare il soffitto della moschea nella la sua totale interezza.

La Moschea Blu prende il nome dalle 21.043 piastrelle di ceramica color turchese che decorano tutte le pareti, le cupole, gli archi e le colonne. I disegni principali sono tante maioliche di İznik per l’appunto colorate di blu e verde acqua.

Il poco spazio di soffitto senza impalcature mi è bastato per capire quanto sia bella questa moschea.

Appena varcato il portone d’uscita si scorge subito in prospettiva la sua sorella Hagia Sophia, in tutta la sua maestosità.

La storia di Santa Sofia è abbastanza tormentata. Inizialmente  fu cattedrale ortodossa e sede del Patriarcato di Costantinopoli, poi dal 1204 al 1261 fu convertita dai crociati a cattedrale cattolica e  dal 1453 al 1931 divenne moschea ottomana. Infine fu poi sconsacrata e il 1° febbraio 1935 divenne un museo.

Di colore rosa, sicuramente non passa inosservata. Gli interni invece sono cupi e scuri, illuminati da qualche lampadario pendente, è un mix perfetto tra chiesa e moschea, un intreccio di religioni davvero bellissimo.

Qui ci sono parecchi affreschi, non tanto ben conservati, ed è per questo che al momento della nostra visita erano in fase di restauro.

La Moschea Blu e Santa Sofia si trovano proprio l’una di fronte all’altra, quasi come per sfidarsi. Ma è impossibile scegliere a livello di bellezza ed architettura, davvero impossibile.

Al centro delle due si trova un bellissimo giardino con fontana, qualche albero e panchine per godersi il clima di questa città magica mangiando un Simit, il pane tondo con sesamo che si trova un po’ ovunque ad Istanbul.

Accanto a Santa Sofia, dall’altro lato della strada, si trova la Cisterna Basilica.

Questa cisterna sotterranea è la più grande conservata ad Istanbul. Può contenere fino a 80 milioni di litri d’acqua ed in passato era alimentata proprio dall’Acquedotto di Valente, che abbiamo visto il giorno prima.

Entrare all’interno della cisterna è un’esperienza mistica, sembra di essere catapultati in un altra dimensione. Colonne in pietra illuminate da una luce soffusa in un ambiente buio, una passerella in ferro su cui camminare e un po’ di acqua all’interno.

Le colonne sono tutte uguali ad eccezione di tre: una possiede un motivo in rilievo che ricorda delle lacrime, una ha come base una testa capovolta e la terza ha alla base sempre una testa capovolta, quella della Medusa.

Poco distante dalla zona monumentale di Sultanahmet si trova il Gran Bazaar, un enorme mercato coperto dove si può trovare di tutto.

E’ uno dei luoghi preferiti dai turisti per comprare souvenir, ma è frequentato anche da molti turchi.

E’ talmente grande e labirintico che non perdersi è un’impresa, ci sono mille porte d’entrata e viuzze strette da percorrere coperte da cupole decorate.

Qui i vari negozietti espongono la loro merce principalmente fuori dal negozio e sono divisi per settori, ci sono quello dei pellami, delle ceramiche, delle lampade, dei gioielli…si può trovare davvero di tutto!

Sono rimasta affascinata dai negozi di lampadari, pieni di luci e colori, sanno catturare l’attenzione ed è stata davvero dura resistere alla tentazione di comprarne uno.

Un’altro posto perfetto per immergersi tra le specialità e le tradizioni di questo popolo è il Bazaar Egiziano, conosciuto più comunemente come Bazaar delle Spezie.

Si trova in prossimità del porto di Eminönü accanto ad una piazza dove si trovano banchi che vendono specialità tipiche turche.

E’ molto più piccolo rispetto al Gran Bazaar e si trovano esclusivamente cose da mangiare, come i tipici dolcetti turchi, molto zuccherati, e tantissime tipologie di spezie.

Perfetto per comprare qualche regalino da portare a casa.

 

QUARTIERE DI GALATA E LA PARTE NUOVA DI ISTANBUL

Dopo una pausa veloce in un ristorante nei dintorni di Eminönü ci dirigiamo sull’altra sponda del Corno D’oro, nel quartiere di Galata.

Il Ponte di Galata funge da tramite. Qui ogni giorno, dalla mattina presto alla sera, si ritrovano pescatori di tutte le età con le loro canne da pesca dove rimangono appoggiati lungo il parapetto del ponte.

Questo ponte è diverso da tutti gli altri, sotto alla strada si trova una zona pedonale con vari ristoranti e bar, e i vari traghetti in transito riescono a passarci sotto tranquillamente.

Ed è qui, mentre camminavamo sotto al sole caldo, che scorgiamo proprio davanti ai nostri occhi, in mezzo al Corno d’Oro una coppia di delfini.

Avevo letto, prima di partire, che era possibile avvistarli, ma mai avrei creduto di avere questa fortuna.

Non hanno paura di nulla, nuotano vicino ai traghetti senza spostarsi…è stata un’emozione davvero fortissima vederli in libertà.

Il quartiere di Galata si inerpica su per una collina. Percorrendo gradinate e strade acciottolate in salita, si arriva ad una piazzetta con la Torre di Galata, che svetta alta sulla città.

La torre è alta 66,9 metri, di epoca medievale, fu realizzata in pietra dai Genovesi.

In cima alla torre c’è una balconata circolare dove si può ammirare un bellissimo panorama su tutta la città, dal Bosforo al Corno d’Oro, una vista a 360°!

Da qui alla famosa via Istiklal Caddesi è un attimo. Questa via, che attraversa il quartiere di Beyoğlu, è una  zona pedonale lunga 3 km con negozi di abbigliamento delle marche più conosciute, librerie, pub, teatri, gelaterie e pasticcerie. E’ come essere a Bologna e percorrere Via dell’Indipendenza.

L’unica particolarità di questa strada è lo storico tram rosso che parte dalla stazione di Beyoğlu e conduce fino a Piazza Taksim.

E’ proprio dopo aver visto questa zona che si capisce il vero senso di unione tra Europa e Asia, quando la novità si unisce alla tradizione.

A parer mio questa zona, più nuova e moderna, è interessante per riuscire a capire lo stile di vita attuale della popolazione. Impressionante la quantità di persone, soprattutto giovani, che passeggiavano a destra e sinistra.

 

CROCIERA SUL BOSFORO

Tornati ad Eminönü, dopo una lunga camminata, decidiamo di prendere l’ultima corsa delle ore 19:00 della compagnia Turyol per goderci una romantica crociera sul Bosforo al tramonto.

Le possibili partenze sono tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00, per una durata di 2 ore circa.

Esistono anche altre compagnie che però organizzano gite giornaliere o di mezza giornata ed arrivano fino al Mar Nero. Sul sito Scoprire Istanbul (link) si trovano maggiori informazioni al riguardo.

Avevamo già preso il traghetto il primo giorno per spostarci dalla parte asiatica a quella europea della città, ma questi mini tour del Bosforo ti permettono di vedere molte cose che in una città grande come Istanbul è difficile ammirare.

Con il sole che pian piano scende tra i minareti e i grattacieli, una brezza marina che sfiora le gote, i gabbiani che rincorrono il traghetto e una scatola di biscotti tipici acquistati il giorno prima nel quartiere Maltese a Fatih, abbiamo trascorso 2 ore in totale tranquillità.

Questo tipo di tour non sono esclusivamente per turisti, molte persone del posto, infatti, si concedono una pausa a bordo di queste imbarcazioni per godersi il paesaggio della loro amata città  dal mare .

In ogni traghetto c’è un bar dove è possibile acquistare il çay (tè turco) e snack vari.

 

GIORNO 3 – PALAZZO TOPKAPI

Palazzo Topkapi è un enorme complesso palaziale che fu costruito nel 1453 in seguito alla presa di Costantinopoli.

Ci visse Maometto fino alla sua morte, poi divenne residenza del sultano ottomano e centro amministrativo dell’Impero fino al 1856.

Questo palazzo è un insieme di chioschi, harem, cortili, corridoi e belvedere, ha ben 4 cortili.

Al  Primo Cortile, circondato da mura, vi si accede gratuitamente ed è dove si trova la Chiesa di Santa Irene e un bellissimo parco. Qui si trova la biglietteria del palazzo.

Per accedere al Secondo Cortile e alle varie stanze si deve passare sotto al Cancello del Saluto, caratterizzato da due torri a punta che ricordano un po’ i castelli medievali.

Varcato il cancello si entra nel cortile, dove un tempo scorrazzavano in libertà pavoni e gazzelle.

Utilizzato come luogo di riunione per i cortigiani, vi si affacciano i quartieri dei giannizzeri, le scuderie, l’ex ospedale, le cucine e l’harem.

L’Harem è l’attrazione più importante dell’intero palazzo, un susseguirsi di stanze e ambienti con pareti ricoperte interamente dalle piastrelle blu di Iznik.

Qui è dove vivevano le donne del palazzo, era il luogo dove giovani donne, comprate come schiave, vivevano e venivano “istruite” a diventare le concubine del sultano.

Per accedervi è necessario acquistare un biglietto supplementare, ma ne vale assolutamente la pena!

Consiglio di recarsi subito all’ingresso dell’harem, per poterlo visitare in tranquillità, senza troppi turisti.

Purtroppo ad Ottobre 2018 è in ristrutturazione ed alcune stanze non si possono visitare, rimane comunque aperta ai visitatori la maggior parte dell’area.

Tramite il Cancello della Felicità si passa al Terzo Cortile, dove si trova il Palazzo Arz Odasi, che fungeva da sala di ricevimento del sultano, la Biblioteca di Ahmet III, gli hammam, il Hirka-i-Saadet e un padiglione con le reliquie dei santi e i cimeli più preziosi del mondo islamico, come alcuni oggetti appartenuti a Maometto.

Una delle sale più importanti però è quella del Tesoro, quattro sale con custoditi tutti gli oggetti preziosi appartenuti ai sovrani. Il pezzo più importante è il Diamante del mercante di cucchiai.

L’ho trovata un po’ troppo caotica, piena di persone in fila in un caldo soffocante.

Finalmente poi si accede nel Quarto Cortile, dove si può ammirare una meravigliosa vista su tutto il Bosforo grazie alla sua terrazza panoramica.

Nel corso degli anni questa zona è stata ampliata, aggiungendo edifici e terrazzamenti sull’altro lato del palazzo, assicurandosi così un’ottima vista anche sul Corno D’Oro.

Uno degli edifici più nuovi ed anche più belli è il Bağdat Köşkü, di forma ottagonale circondato da 22 colonne e interamente rivestito di piastrelle blu di Iznik.

Questa, insieme all’harem, è una delle zone più belle di tutto il palazzo.

Per l’intera visita del palazzo si impiega mezza giornata, è talmente grande e pieno di cose da vedere che è impossibile impiegare meno tempo.

 

Verso le 14:30 dovevamo partire per lasciare la città e dirigerci in aeroporto direzione Cappadocia, avevamo giusto un paio di ore per pranzare.

Ma prima c’era ancora un’ultima cosa da fare!
Il mio moroso Gianluca voleva provare a farsi tagliare la barba da un barbiere turco e vicino al Gran Bazaar di Istanbul, il giorno prima, ne avevamo visto uno.

Era una di quelle esperienze che volevamo provare almeno una volta nella vita, per cogliere le differenze e le sfumature di una cultura diversa dalla nostra.

Un ragazzo piuttosto giovane ci ha accolto nel locale, io sono rimasta completamente affascinata dalle poltrone in pelle marrone, come quelle di una volta, e l’arredamento antico.

Se siete curiosi di vedere come è farsi fare la barba e tagliare i capelli da un barbiere turco guardate il video qui sotto:

 

Per il nostro ultimo pasto ad Istanbul abbiamo scelto uno dei tanti ristoranti panoramici che si trovano nel quartiere di Sultanahmet, il Fine Dine Restaurant, all’ultimo piano dell’Arcadia Blu Hotel.

Da qui, oltre a poter gustare un mix tra cucina tradizionale e moderna è possibile avere una vista panoramica sulla Moschea Blu e Santa Sofia, i due colossi di Istanbul.

Un saluto migliore alla città non potevamo desiderarlo!

Istanbul ci ha fatto sognare, scoprire una cultura tanto diversa ma anche simile alla nostra, vivere dei giorni intensi tra gli odori e i sapori tradizionali, circondati da belle persone.

Ecco cosa mi porterò a casa, i sorrisi e la gentilezza di questo popolo, la diversità che arricchisce e costruisce invece di distruggere e tante esperienze nuove che mi hanno fatto maturare e crescere.

Istanbul è una magia.

 

Prossima tappa del viaggio in Turchia → Cappadocia

 

Commenti

    1. Autore
      del Post
      Giulia Benini

      Ciao Debora, grazie mille! Spero ti si d’aiuto 🙂
      PS: tra qualche giorno dovrei fare uscire un bell’articolo dettagliato anche sulla Cappadocia 🙂

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