Cosa vedere a Lanzarote in una settimana

Nell’articolo precedente “Come organizzare un viaggio a Lanzarote” potrete trovare tutte le informazioni necessarie per organizzare un viaggio a Lanzarote.
In questo articolo, invece, parlerò di tutte le cose da fare e vedere in questa incredibile isola vulcanica appartenente all’arcipelago delle Isole Canarie.


ITINERARIO DI VIAGGIO

GIORNO 1: Arrivo + Puerto del Carmen + Playa Grande

GIORNO 2: Jameos de Agua + Cueva de los Verdes + Orzola + Caletón Blanco + Mirador del Rio

GIORNO 3: Playa de Papagayo + Playa Blanca e Punta Pechiguera + La Geria + Monumento al Campesino

GIORNO 4: Parco Nazionale Timanfaya + El Golfo + Charco de los Clicos + Los Hervideros + Saline di Janubio + Arrecife

GIORNO 5: Fondazione César Manrique (Tahiche) + Castillo de Santa Barbara + Teguise + Caleta de Famara

GIORNO 6: Jardin de Cactus + Casa/Museo César Manrique (Haria) + Charco del Palo + Puerto Calero

GIORNO 7: giornata JOLLY

GIORNO 8: Ritorno

 

GIORNO 1

 

Atterrati all’aeroporto di Arrecife, abbiamo subito cercato la nostra compagnia di noleggio auto (GoldCar). Individuarla è stato molto semplice, si trovano tutte una vicino all’altra all’uscita dall’area “ritiro bagagli”. Nel giro di un’oretta avevamo ritirato l’auto, eravamo arrivati nell’appartamento prenotato con Airbnb e disfatto i bagagli: abbiamo subito compreso che l’Isola è piuttosto piccola e ben collegata. Ormai ora di pranzo, abbiamo mollato le valigie e siamo usciti in esplorazione.

 

PUERTO DEL CARMEN

 

 

L’appartamento si trovava nella zona del porto, decisamente meno turistica delle altre, che rimane però la più caratteristica e carina.

Nelle case che si affacciano sulle acque calme del porto, sono stati creati dei piccoli giardini rocciosi ricchi di vasi, cactus e barchette in legno dipinte con tinte accese.

A destra del porto, una scalinata delimitata da lampioni e catene corrimano, a cui sono agganciati lucchetti con dediche d’amore, risale l’alta scogliera. Sulla cima un percorso di pochi chilometri collega la città con il paesino di Puerto Calero.

Il camminamento segue il lungomare, di tanto in tanto si incontrano panchine con strutture parasole in legno ricolme di fiori colorati.

Abbiamo percorso questo sentiero per qualche metro, rimanendo letteralmente affascinati dal panorama. Il mare e il cielo limpidissimi ci hanno permesso di vedere Fuerteventura.

 

 

Nella zona centrale del porto invece si incontrano ristoranti e bar dove è possibile cenare o anche solo sedersi a bere un drink ghiacciato.

Ecco che da qui in poi, proseguendo sul lato sinistro della costa, partono schiere di hotel, appartamenti, negozi e centri commerciali fino ad arrivare alle due spiagge del Puerto del Carmen: Playa Chica, ideale per chi vuole praticare immersioni e Playa Grande.

Non vi aspettate di trovare stabilimenti o attrezzature da spiaggia come da noi in Italia, giusto qualche lettino a noleggio qua e là, ma è proprio questo che rende le spiagge di quest’Isola così speciali.

Prima del tramonto ci siamo goduti un paio di ore distesi al sole, ascoltando il rumore delle onde dell’Oceano e scrutando di tanto in tanto l’orizzonte verso Fuerteventura.

 

CONSIGLI: Utilizzate questa città solo come punto base: per cenare, uscire la sera e per fare un pò di shopping l’ultimo giorno prima di partire. Inoltre cercate di trovare alloggio nella zona del porto perchè molto carina e meno turistica, ma ugualmente con i servizi principali a portata di mano.

CIBO:

Taberna de NinoCalle Tanausú, 3 → in una traversa di Av. de las Playas (la strada che costeggia Playa Grande), si posiziona questo ristorantino tipico spagnolo di piccole dimensioni. Nel menù si trova un’ampia scelta di tapas particolari che vengono servite in piatti di pietra lavica. Molto carino e con costi moderati.

Casa Roja – Avenida Varadero (sul porto) → questo ristorante color mattone gode della migliore location sul porto. Tra i suoi piatti abbiamo apprezzato le tapas di pesce propriamente tipici delle Isole Canarie. Non prendete la Sangria perchè troppo cara ed un po’ annacquata. Prezzi un po’ alti.

El Toro – Calle Reina Sofía, 70 → Paella di pesce stratosferica! Servizio impeccabile e prezzi giusti per il tipo di servizio e qualità dei prodotti. Locale d’alta classe, ci ha riservato una serata romantica.

El Ancla – Avenida Varadero (zona porto) → E’ un ristorante turistico che propone cucina europea con prezzi bassi. L’ultima sera, con pochi soldi nel portafoglio e poca voglia di spostarci abbiamo provato a dargli una possibilità e con nostra grande sorpresa abbiamo mangiato hamburger e pizza molto buoni. Ideale per famiglie con bambini.

 

GIORNO 2

 

10:00 → JAMEOS DEL AGUA (costo 9€)

Abbiamo deciso di incominciare il nostro tour dell’isola con uno dei siti più rappresentativi di Lanzarote: Jameos Del Agua.

E’ un complesso di grotte sotterranee createsi anni fa in seguito all’eruzione del Monte de la Corona ed alla conseguente solidificazione della colata lavica che ha portato alla formazione di un tunnel lungo ben 6 km il quale termina nell’Oceano.

Successivamente, in alcune parti del tunnel, il tetto è crollato creando dei buchi in cui trapela la luce. César Manrique, un artista nato e vissuto a Lanzarote, quando iniziò la sua opera di fusione tra l’artificiale ed il naturale dell’Isola, adattò questo spazio realizzando un Giardino Botanico, un Auditorium, un Ristorante con tanto di piste da ballo ed una Piscina.

Sul fondale delle acque della grotta si possono vedere dei puntini bianchi, non sono altro che granchi albini ciechi, gli unici esemplari esistenti al mondo.

La visita termina in un edificio dove è allestito un piccolo museo sul Vulcano de la Corona.

 

CONSIGLI: Arrivate per l’apertura del sito (10:00), per godervi la pace che trasmette questo luogo senza troppe persone. Il museo al termine della visita non mi è piaciuto molto perché deteriorato dal tempo e trascurato (addirittura alcuni pannelli interattivi non funzionavano), merita solamente per la terrazza dalla quale si gode di un bellissimo panorama.

 

11:30 → CUEVA DE LOS VERDES (costo 9€)

 

E’ la parte nord del tunnel di cui fa parte anche Jameos del Agua, si tratta di una grotta formata da due gallerie (una sopra l’altra), da diversi corridoi labirintici e lagune sotterranee.

Si può accedere all’interno della grotta unicamente con visite guidate, che partono ogni 30 minuti, durante le quali la guida spiega prima in spagnolo e poi in inglese, facilmente comprensibile.

I cunicoli sono illuminati da luci gialle e verdi, il nome di questo luogo però non deriva da questo, ma dal cognome della famiglia che possedeva il lotto di terreno su cui si è andato a formare il tunnel di colate laviche apparteneva un tempo, la famiglia Los Verdes.

Questa e tante altre particolarità vengono raccontate dalla guida che rende il percorso interessante e divertente.

CONSIGLI: Merita assolutamente la visita, non lasciatevi soddisfare unicamente da Jameos de Agua, perchè vi perdereste, a metà della visita, una “sorpresa” che lascia a bocca aperta!

 

13:00 ORZOLA (città)

Con i brontolii nello stomaco che aumentano per la fame ci siamo diretti verso Orzola, un vecchio villaggio di pescatori quasi disabitato nella parte Nord dell’Isola, rimasta brulla e semideserta a causa delle colate laviche.

Per il pranzo abbiamo scelto un ristorante di pesce affacciato sul porto, da dove partono i traghetti per Isla Graciosa, e consumato un delizioso piatto freddo immersi in un’atmosfera rilassante, di pace assoluta.

CIBO:

Perla dell’Atlantico – Calle Peña del Señor Dionisio, 5 → gestito da Italiani, gode di una bella vista da dove si scorge all’orizzonte qualche isoletta lontana dalla costa.

 

14:30 → CALETON BLANCO (spiaggia)

Dopo il lauto pranzo, cosa fare di meglio, se non rilassarsi al sole? Ecco far proprio al caso nostro Caleton Blanco, un piccolo angolo di sabbia completamente bianca, circondata da rocce laviche color della pece, che si trova a soli 2 km prima di Orzola.

Il paesaggio della città in lontananza, i vulcani ormai spenti sullo sfondo e l’acqua trasparente rendono questo posto speciale. Qui senza le mie scarpette non ce l’avrei fatta a camminare nell’acqua.

 

18:30 → MIRADOR DEL RIO (costo 4,50€)

Con molta calma, poco prima del tramonto, abbiamo risalito la strada che da Orzola giunge fino a Mirador del Rio, una vecchia fortezza sulla cima di un vulcano che serviva a scoraggiare eventuali incursioni navali da parte dei pirati.

Oggi modernizzata dagli interventi di Cesar Manrique, è stata resa il punto panoramico principale dell’Isola. Abbiamo lasciato la macchina nel grande parcheggio di terra rossa battuta all’ingresso e percorso a piedi il resto della strada che si affaccia sull’Oceano e Isla Graciosa.

E’ davvero sorprendente notare la vicinanza tra le due Isole, inoltre la luce rossastra del tramonto lo rende un luogo estremamente romantico!

CONSIGLI: E’ uno dei pochi siti turistici in cui non è necessario entrare perché il paesaggio che si può ammirare dalla terrazza della struttura è lo stesso che si vede fuori.

 

GIORNO 3

 

9:30 → COSTA PAPAGAYO (spiaggia)

Di buon’ora ci siamo diretti verso la Riserva Naturale di Costa Papagayo a sud/est dell’Isola. Poco prima di arrivare nella cittadina di Playa Blanca, sulla sinistra inizia una strada che ad un certo punto diventa sterrata e a pagamento (€ 3) e conduce dentro alla riserva, in cui si trovano diverse calette.

La più bella, Playa de Papagayo, ha una scalinata di legno che consente di scendere la scogliera fino alla piccola distesa di sabbia chiara. Abbiamo lasciato la macchina in un vasto piazzale in cima alla scogliera, ed una volta arrivati, trovare solo una manciata di persone, ci ha davvero sorpreso.

Fino alle 11:00 ci siamo potuti godere una mattinata in totale tranquillità.

La conformazione dell’insenatura protegge la spiaggia dal vento, muniti di scarpette abbiamo percorso tutto il perimetro della scogliera che circonda la caletta, ci siamo proprio divertiti ad esplorare tra le rocce e i fondali con la maschera da sub, i pesci sembra non abbiano paura di niente.

CIBO:

El Chiringuito – In cima alla scogliera, domina su tutta la spiaggia l’unico ristorante all’interno della Riserva. Pranzare qui è una vera e propria impresa perché è sempre colmo di turisti e prenotazioni. E’ quindi consigliato prenotare la mattina presto appena si arriva, e credetemi che per  il cibo e l’atmosfera che vi si respira, ne vale proprio la pena. Calamari fritti + mojito accoppiata vincente! Ideale anche per aperitivi.

 

17:00 → PLAYA BLANCA + PUNTA PECHIGUERA (città)

Dopo esserci rilassati tutta la giornata abbiamo raggiunto Playa Blanca, situata nella zona più riparata dell’Isola.

Dispone di un piccolo porto da cui partono traghetti che in soli 30 minuti portano a Corralejo (Fuerteventura), è ben tenuta e ricca di negozi, ma veramente troppo turistica!

Non c’è nulla in particolare da vedere, noi abbiamo dato uno sguardo veloce alla zona del porto giusto perchè eravamo di passaggio per raggiungere Punta Pechiguera.

Punta Pechiguera è un vecchio faro alto 50 metri che si trova nel punto più a Sud dell’Isola.

L’edificio in passato ospitava il guardiano, mentre oggi le mura esterne sono trascurate e si può notare qualche graffito. Ciò nonostante il panorama e le onde che si infrangono sugli scogli inducono a rilassarsi piacevolmente.

 

18:00 → LA GERIA (natura)

La Geria è una vallata vinicola al centro dell’Isola percorsa da un’unica strada asfaltata.

Vi chiederete come sia possibile che in un terreno lavico possano crescere e prosperare delle vigne. Immaginate dei vitigni non più alti di trenta centimetri, attorniati da muretti semicircolari a difesa del vento e delle intemperie ed ecco che vi si presenterà una vista mozzafiato!

I vitigni hanno “un’architettura” davvero singolare: ognuno viene collocato all’interno di una buca profonda, ricoperta da uno strato di finissima lava vulcanica e successivamente circondata da un muretto, che ha la funzione di proteggere la pianta dal forte vento che soffia incessantemente.

E’ possibile visitare alcune cantine vinicole ed assaggiare il Malvasia, il vino bianco tipico di Lanzarote.

Abbiamo così deciso di fermarci in una delle prime cantine incontrate lungo la strada perché la sua struttura ci aveva molto colpito:

Bodegas Rubicon – Carretera Teguise-Yaiza → offre degustazioni ad 1€ e la possibilità di visitare in autonomia la casa e la vecchia cantina;

Con il nostro calice e qualche stuzzichino proveniente dal loro bar/ristorante ci siamo seduti nell’ampio cortile della tenuta con il sole che calava all’orizzonte.

 

19:00 → MONUMENTO AL CAMPESINO (monumento)

La strada che taglia La Geria termina con il Monumento al Campesino, ossia Monumento al Contadino.

Si tratta di una scultura bianca che poggia su un basamento di pietra grezza costruita con una serie di serbatoi idrici da barca, utilizzati accostandoli l’uno sull’altro, che stanno a simboleggiare il delicato equilibrio della gestione dell’acqua che ha da sempre caratterizzato l’Isola.

Dunque questa struttura vuole essere un omaggio a colui che trasforma la natura da deserto  a campo coltivato, con il solo aiuto dell’acqua e della forza di volontà.

CONSIGLI: Anche qui come al Mirador del Rio non è necessario entrare nella Casa Museo per poter apprezzare la scultura.

CIBO: Se capitate per pranzo fermatevi assolutamente ad assaggiare i piatti del ristorante, dicono si assapori la vera cucina delle Isole Canarie (da provare il gofio).

 

GIORNO 4

 

10:00 → PARCO NAZIONALE TIMANFAYA (natura)

Il Parco Nazionale Timanfaya si estende per 5000 ettari lungo la costa occidentale dell’isola. Trattasi di una vasta area incontaminata dove, né la vegetazione né il clima, hanno avuto il tempo di cambiare la bellezza di questa terra rossa e nera che è Riserva della Biosfera dell’Unesco. Le Montanas del Fuego sono le protagoniste del Parco, distese di lava e vulcani che ribollono ancora.

Per visitare questo parco ci sono due modi:

1) Al costo di 9 € a persona entrerete con la macchina nella zona del parco fino a giungere all’Isolotto di Hilario, un altopiano in cima ad un vulcano dove potrete parcheggiare e:

  • fare un tour in autobus, di 30 minuti, per tutto il parco con guida registrata in lingua spagnola ed inglese, percorrendo stradine tortuose, passando attraverso vulcani, crateri enormi e crepacci incredibili;
  • assistere ad alcune dimostrazioni che provano che la superficie in alcune zone raggiunge la temperatura di 100°. Il personale del Parco infatti mostra questa anomalia geotermica utilizzando geyser artificiali che spruzzano getti d’acqua e forni naturali che bruciano paglia senza una fiamma;
  • pranzare al ristorante El Diablo, progettato da César Manrique, dove potrete vedere la cottura delle carni sopra ad un foro il cui calore esce direttamente dall’entroterra.

2) Per chi volesse effettuare un’escursione nella zona orientale del Parco su di un cammello, il tour dura circa 20 minuti ed il costo è di 12 € a cammello sul quale si può salire in due; adatto principalmente a famiglie con bambini.

Sinceramente se dovessi tornare indietro non lo rifarei, nonostante non abbia mai avuto convinzioni animaliste, non mi sono sentita propriamente a mio agio ad essere trasportata da quel povero cammello, che appariva stanco e sfruttato.

Per preservare il parco, è possibile accedervi solo con queste due modalità. Un cameriere, una sera, ci ha raccontato che stava camminando tranquillamente per le strade dentro al parco quando la polizia lo ha fermato e riportato indietri facendogli pagare una multa salata. Quindi non provateci!

 

13:00 → EL GOLFO + CHARCO DE LOS CLICOS (città/natura)

Potete decidere di pranzare a El Diablo dentro al Parco Nazionale oppure in questa piccola cittadina di mare molto carina a Sud del Parco.

El Golfo è decisamente il paese più ventilato dell’Isola, composto solo da qualche casa e ristorante.

Poco prima di entrare nel paesino c’è un grande parcheggio; da qui, sulla sinistra, dopo aver percorso un piccolo tragitto sulla scogliera, potete ammirare un lago con acqua verde smeraldo situato nel bagnasciuga tra l’Oceano e la scogliera, chiamato Charco de los Clicos.

Il verde così brillante è determinato dalla presenza di alcune alghe, che forniscono pigmentazione. Per evitare alterazioni all’eco sistema è pertanto proibito toccare l’acqua.

Superata la spiaggia scura con tutti i ristorantini che vi si affacciano, sulla destra parte, trovate un camminamento che segue la costa, sopra a rocce alte qualche metro, da cui è possibile ammirare le onde infrangersi e creare incredibili acrobazie d’acqua.

Dopo aver deciso di percorrere il piccolo sentiero per circa 1 km e ammirato lo spettacolo che ci si presentava davanti, abbiamo incontrato un pescatore, che tentava di immergere la lenza in mezzo a tutte quelle onde, che divertimento!

 

15:00 →  LOS HERVIDEROS (natura)

Procedendo verso sud abbiamo incontrato lungo la strada le scogliere di Los Hervideros.

Uno stupefacente punto turistico caratterizzato da scogliere a picco sull’Atlantico che, percosse dalle impetuose onde della corrente Oceanica, generano uno splendido spettacolo.

Quando acqua e fuoco si incontrano non possono che sorgere suggestivi paesaggi, ed è proprio questo il caso.

Il sito è composto da due grotte a volta, separate da un pilastro naturale, e da sentieri che attraversano la zona.

 

16:00 → SALINE DI JANUBIO (natura)

Proseguendo ancora più a sud, poco prima di arrivare nella cittadina di Yaiza, ci siamo imbattuti nelle Salinas de Janubio, un esteso complesso di saline ospitate presso una laguna di origine vulcanica, che creò una sorta di “lago” d’acqua salata all’interno della costa.

L’effetto di bianco argentato tipico delle saline e il rosso delle acque (dovuto alla presenza di un’alga e di crostacei) sono esaltati ancora di più dalle assolate giornate di Lanzarote e dalla vicinanza dell’Oceano Atlantico dal colore blu cobalto.

CONSIGLI: Purtroppo è una meta spesso trascurata dai turisti, ma non per questo di minore rilevanza, consiglio vivamente di passarci e scattare tante foto. Il momento migliore della giornata è poco prima del tramonto, per potersi gustare i giochi di luce che provoca il sole che cala, purtroppo con grande rammarico ci siamo capitati quando la luce del sole era ancora troppo intensa.

 

19:30 → ARRECIFE (città)

Verso il tramonto abbiamo deciso di recarci nella Capitale per la serata, dove trovare parcheggio è stato davvero difficile! Il mio suggerimento è di stare ben lontani dal centro (vie chiuse e a senso unico) ed andare verso la zona della spiaggia. Un parcheggio abbastanza grande si trova accanto al Parco situato a Punta del Cantito (a sud della spiaggia).

Dopo una passeggiata lungo Avenida Fred Olsen che costeggia la distesa di sabbia, superato l’Arrecife Gran Hotel & Spa e tenendo sempre sulla destra il mare ci siamo imbattuti in un ristorantino piuttosto carino.

Dopo cena abbiamo continuato la nostra passeggiata lungo il Parco Municipale che costeggia il porto fino ad arrivare al Castillo de San Gabriel, situato in un’isoletta di fronte alla città, collegata da una stradina in pietra. Il Castello è illuminato da luci rosa (mi sembrava quasi di essere alla Notte Rosa della Riviera Romagnola), l’atmosfera è molto romantica.

CONSIGLI: Ad Ottobre devo ammettere che non c’era proprio nessuno in giro se non qualche coppia, la città non è caratteristica, troppi palazzi in cemento e non c’è nulla da visitare, quindi una serata è del tutto sufficiente per farsene un’idea.

CIBO:

Tabla – Calle Doctor Ruperto Gonzalez Negrin, 6 → Propongono assortimenti di tabla (battilarde miste di prodotti locali), tapas ed hamburger. Abbiamo apprezzato anche la selezione di dolci e le birre artigianali. Semplice, carino e non turistico.

 

GIORNO 5

 

10:00 → FUNDACION CESAR MANRIQUE – Calle Jorge Luis Borges, 16 Tahíche (costo 8€ o biglietto cumulativo casa + fondazione 15€)

Arrivati di buon’ora per evitare l’eccessivo affollamento, abbiamo deciso che dopo aver ammirato per tutta l’Isola le sculture di Cesar Manrique, era giunta l’ora di scoprire un po’ della vita di questo incredibile artista che ha rivoluzionato l’intera Isola.

Poco fuori da Arrecife, nel paese di Tahiche, si trova la vecchia casa dell’artista. Oggi è divisa in due parti: la prima, non visitabile perché sede della Fondazione, mentre la seconda è diventata un’area espositiva di alcuni suoi lavori (quadri, sculture, arredamento stravagante) ed anche opere di altri artisti suoi contemporanei.

La casa è situata dentro una colata vulcanica. E’ incredibile come sia stato capace di renderla un posto abitabile, infatti ci sono molte stanze scavate nella roccia e persino una piscina interrata. La visita è terminata in un bellissimo giardino, delimitato da un muro, ricoperto da mille piastrelle colorate che richiamano motivi geometrici. Il luogo ti fa desiderare di abitarvi.

 

11:30 → CASTILLO DE SANTA BARBARA (costo 3€)

Da Tahiche abbiamo proseguito in direzione della vecchia capitale, Teguise. Sorpassato di poco il centro, sulla destra parte una strada ripida che risale un vulcano, in cima spicca il Castello di Guanapay (o di Teguise), ufficialmente chiamato Castillo de Santa Barbara. Il parcheggio non è grandissimo, dovete essere fortunati a non trovare troppa gente siccome rimane aperto solo dalle 10:00 alle 16:00.

In passato il castello non solo serviva da torre di osservazione per avvistare le navi pirata che giungevano dal mare, ma veniva utilizzato anche dagli abitanti per proteggersi durante gli assalti militari della Spagna. All’interno della roccaforte,  ha  sede oggi il Museo della Pirateria. Il Castello è talmente in alto che si vede tutta l’isola ed entrambe le coste, davvero bellissimo!

 

12:00 → TEGUISE (città)

Non è facile trovare parcheggio in questa vecchia cittadina, che merita però assolutamente una fermata.

In questo borgo il tempo sembra essersi fermato. Una grande piazza con statue di leoni, una fontana che zampilla acqua fresca in continuazione, un campanile che domina sull’intera zona e palme ombrose incrementano questa atmosfera tranquilla e piacevole che ho subito avvertito appena ho messo piede nelle stradine acciottolate.

Ci siamo divertiti a passeggiare per le vie dove affacciano moltissimi negozi di artigianato locale. Non c’è niente di meglio che fermarsi per il pranzo in questo paesino che a mio parere è il più caratteristico di tutta l’Isola!


CIBO:

La Cantina – Calle Leon y Castillo, 8 → L’estetica del menù, dei piatti e dell’allestimento ci hanno molto colpito ed anche ricordato un po’ il locale della sera prima ad Arrecife. Abbiamo ordinato una tabla mista con prodotti locali (salumi, formaggi, ecc.) ed una caesar salad rivisitata. Per riprenderci dal caldo asfissiante abbiamo provato la loro limonata, che viene servita in un vasetto per la marmellata. Il pranzo più buono fatto in questa vacanza, sarà stata l’atmosfera o i cibi freschi, ma fermatevi assolutamente!

 

14:00 → CALETA DE FAMARA (spiaggia)

Finalmente, dopo anni a sognare quanto sarebbe stato bello provare a fare surf, i desideri sogni si sono avverati.

Da Teguise percorrendo una strada lunga e dritta, siamo giunti alla distesa di sabbia più lunga dell’Isola, vicino al vecchio villaggio di Famara. Arrivati in fondo alla strada, sulla destra, la spiaggia si allunga fino ad incontrare la scogliera, che cade a capofitto sul mare. Sulla sinistra, invece, si distende la piccola città, dove sulla via principale non vi è altro che un susseguirsi di negozietti e scuole di surf  in cui vengono affittate e vendute attrezzature.

Qui è possibile noleggiare muta e tavola per tutta la giornata al costo di 10€ a persona in completa autonomia, oppure partecipare a una lezione di surf organizzata dalle varie scuole a un costo di poco superiore.

Testardi come siamo abbiamo optato per il noleggio dell’attrezzatura, una tavola leggera e una muta intera – per non rischiare di prendere freddo o arrivare a fine giornata con la classica abbronzatura da muratore – ci hanno fatto compagnia per tutto il pomeriggio.

Una volta in spiaggia davanti ai nostri occhi è comparso uno spettacolo bellissimo, surfisti che cavalcavano onde con facilità estrema, chi non riusciva neanche a mettersi in piedi per la troppa potenza di tali onde, famiglie con la stessa passione per questo sport che si buttavano in acqua senza alcun timore…sembrava di essere in uno di quei film ambientati in California.

Perchè aspettare!? Ci siamo gettati nell’acqua azzurra e movimentata dell’Oceano e per 4 ore abbiamo provato a salire in piedi alla tavola. Essendo la nostra prima volta, ci siamo riusciti solo un paio di volte ma le sensazioni che si provano tra le onde sono davvero straordinarie!

CONSIGLI: Se siete single è il posto giusto per voi, ho ancora ben impresso nella mente l’immagine di 3 surfisti biondissimi che correvano per la spiaggia con la muta legata in vita e le tavole sotto il braccio, indimenticabile! Se avete tempo questo posto merita più di un semplice pomeriggio, soprattutto se volete imparare a surfare, vicino alla spiaggia ci sono dei bungalow dove si può alloggiare (tutti i surfisti alloggiano qui).

 

GIORNO 6

 

10:00 → JARDIN DE CACTUS (costo 5,50€)

Il Giardino dei Cactus si trova in una vecchia cava situata nei pressi di Guatiza a nord dell’Isola.

Sempre grazie a César Manrique, che tanto a fatto per quest’isola,  questo posto abbandonato venne trasformato in uno straordinario giardino/museo che ospita 1.420 specie di cactus perfettamente classificate per un totale di 9.700 piante.

Il complesso è preceduto da un mulino a vento anticamente impiegato nella macina del mais, mentre un cactus metallico verde, alto otto metri, svetta frontalmente al cancello d’entrata. Il giardino degrada verso il basso in una serie di terrazze in pietra dalle quali spuntano sgargianti fioriture e piante grasse, nella zona centrale si trova anche un piccolo stagno.

Manrique creò un vero e proprio anfiteatro che spicca tra le distese di lava  grazie al suo color verde brillante, un’oasi che affascina.

 

11:30 → CASA/MUSEO CESAR MANRIQUECalle Elvira Sanchez, Haria (costo 10 € o biglietto cumulativo casa+fondazione 15 €)

La Casa-Museo César Manrique si trova nel bel mezzo di un giardino di palme nella pittoresca cittadina di Haría. Qui l’artista trovò la tranquillità e il contatto con la natura che tanto amava. Era una vecchia masseria in rovina che decise di acquistare per farne la propria casa. Qui si ha accesso ad una mole sorprendente di beni personali, utensili, oggetti ritrovati e pezzi di artigianato ai quali Manrique diede una funzione estetica. L’esuberante vegetazione, esterna ed interna, contribuisce a creare ambienti sereni e accoglienti. Nell’atelier, isolato dalla dimora, si può vedere lo scenario originale in cui il pittore ogni giorno dipingeva, circondato da pigmenti, tavoli con disegni, cavalletti e quadri incompiuti, il tutto conservato proprio come l’artista lo lasciò prima di morire. Vivrete sicuramente un’esperienza unica in un ambiente naturale e tranquillo.

 

13:00 → CHARCO DEL PALO (spiaggia):

Dopo una calda mattinata era necessario rinfrescarsi un poco, perciò ci sia recati a Charco del Palo, un piccolo villaggio a nord di Guatiza in cui sono presenti una serie di piscine vulcaniche naturali dove le onde sono piuttosto impressionanti. Tuttavia, le tre zone di balneazione sono protette e permettono di accedere al mare in tutta sicurezza. Il paesaggio è stupefacente con la roccia vulcanica nera, il sole e l’oceano; le cavità si riempiono e si svuotano con le maree creando uno spettacolo unico. Tutto il settore è dichiarato ufficialmente zona nudista/naturista, cosicché è possibile fare il bagno nudi senza nessun problema. Noi abbiamo preso il sole sulla scogliera e fin da subito ci siamo resi conto che si tratta davvero di una zona molto tranquilla e poco turistica. Potete anche rifocillarvi nei bar che si trovano nel villaggio.

 

19:30 → PUERTO CALERO (città)

Vestiti di tutto punto siamo saliti in macchina e in soli 5 minuti eravamo a Puerto Calero, un porto marino a sud di Puerto del Camen. Nei suoi viali regna la pace e il buon gusto, propri di uno degli angoli più esclusivi dell’Isola. I negozi di grandi firme non fanno altro che accentuarne la fama. In qualsiasi giorno dell’anno è possibile affittare una barca per godersi il mare o prenotare un’escursione in catamarano. Dopo una breve passeggiata sul molo per studiare i vari ristorantini che vi si affacciano, abbiamo scelto quello decisamente più lussuoso.

CIBO:

Restaurante Amura – Viene considerato il ristorante migliore dell’intera Isola, e capirete subito perché. Location mozzafiato con vista sul porto, arredamento raffinato in un total white quasi accecante ed un servizio impeccabile. I piatti sono a base di pesce, curati e con un notevole impatto visivo. Il costo è un po’ alto rispetto agli altri ristoranti, ma ne vale la pena.

 

GIORNO 7

 

Tenersi una giornata jolly da poter sfruttare per buttarsi in nuove avventure o semplicemente per rilassarsi sulla spiaggia e prendere il sole è quasi un lusso. Noi abbiamo scelto di trascorrere una giornata intera a Caleta de Famara per fare surf, dato che ci era molto piaciuto e volevamo ancora divertirci sulle onde.

 

Ma un’alternativa valida potrebbe essere la gita di un giorno a Isla Graciosa.

Attualmente la rotta da Orzola per La Graciosa viene servita da 2 operatori navali:

Biosfera Express (http://www.biosferaexpress.com)

Lineas Maritimas Romero (http://www.directferries.it/lineas_maritimas_romero.htm)

I traghetti coprono un orario che va dalle 8:00 alle 17:30, ad un costo di circa 20 € a persona / 11 € i bambini.

Con una durata di navigazione di circa 20 minuti si raggiunge Caleta de Sebo, l’unico borgo abitato dell’Isola.

La rete stradale di La Graziosa non è asfaltata  e l’isola possiede diverse spiagge incontaminate, tra cui Playa Francesca, raggiungibile a piedi (3 km dal porto) e Playa de Las Conchas, una delle più belle spiagge delle Canarie. Appena sbarcati al molo, ben in vista, troverete qualche noleggiatore di biciclette (10 € per tutta la giornata) e fuoristrada 4×4 con autista.

Se non siete persone sedentarie potete optare per il noleggio della bici e cercare di raggiungere Playa de Las Conchas che dista solo 5 km. La spiaggia è dorata e morbidissima, i granelli sembrano piccoli semini di chia e sdraiati si ha l’impressione di stare su un materasso, purtroppo però è vietato fare il bagno a causa della fortissima corrente dell’Oceano. Da qui, dopo qualche ora di meritato relax, potete decidere se proseguire il vostro percorso per il borgo disabitato di Pedro Barba o tornare indietro per fare il bagno in una delle spiaggette vicino al porto.

 

Nella cartina sono segnati tutti i luoghi di interesse, suddivisi per colori differenti, in base al giorno in cui sono stati visitati:

 

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